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Parole di Seta

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La parola

28-06-2005

La parola

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LA PAROLA Tema proposto per il 1° Weblog.

La tecnica del “collage” per illustrare quale impiego della Parola viene fatto all’inizio del Terzo millennio

“Una morbida crema alla vaniglia, per un piacere più intenso e senza fine” (pubblicità). “Saranno disponibili molto più spesso nuovi metodi di attacco – elettronico, “non-letale”, biologico – … il combattimento si svolgerà verosimilmente in nuove dimensioni, nello spazio, nello spazio informatico … forme avanzate di guerra biologica miranti a specifici genotipi potranno trasformare la guerra biologica da regno del terrore in uno strumento utile politicamente” (Wolfowitz). “Sii / luce, non disabitata trasparenza” (Luzi). “Dove c’è Aia c’è gioia” (pubblicità). “Scrivo: < così>; (così): / scrivo CO / SI’); e poi scrivo (ma la b è guasta): “boules de lampe torche” (Sanguineti).

“Intesa o fraintesa, questa situazione è intollerabile” (Kafka). “L’uomo buono garantisce per il prossimo” (Siracide). “Più valori e meno marketing o questa politica morirà” (Pier Ferdinando Casini). “Ognuno sta solo sul cuor della terra” (Quasimodo). “Boom dei redditi per gli autonomi” (La Repubblica). “Voglio che le mie labbra esprimano, Signore / soltanto ciò che è degno; / voglio che il mio verbo riveli a quelli che m’ascoltano / la profondità della tua opera” (Haziel, preghiera all’angelo Poyel). “Adesso iper e super rincorrono il discount” (Il Venerdì di Repubblica).

“E’ Cuneo la città più “maiala” d’Italia? (La Masca). “Il dibattito sui significati sociali e psicologici del lavoro contingente, o nelle varie configurazioni contrattuali non standard, appare ancora aperto anche per la sua recente introduzione e diffusione a livelli quantitativi consistenti” (Vuoti a perdere, Caritas Italiana). “Cilindro argentato, effetto assicurato” (pubblicità). “Noi poeti geniali / non aspettiamo / compreremo cattive pistole / e uccideremo sfacciatamente” (Vituchnovskaja). “I baryoni nell’ottetto hanno uno spin di ½, e gli altri hanno uno spin di 3/2” (Il Tao della Fisica, di Capra). “Il pulito che sa di pulito” (pubblicità).

“Buttate pure via / ogni opera in versi o in prosa. / Nessuno è mai riuscito a dire / cos’è, nella sua essenza, una rosa” (Caproni). “Crollano le vendite Fiat in Europa” (La Repubblica). “Un atto di giustizia dà nell’occhio” (Brecht). “Ma la voce, la voce umana non c’è” (Agamben). “Il Ficoni Pirro, meschino, dameggiava in allora una sua dama anzichenò butirrosa comeché stagionatuzza” (Gadda). “Le dita che si sbagliano la bocca rassegnata ad un’oliva che riceve una ciliegia ma nessuna preferenza non cerco né un linguaggio alla misura di qui non cerco più” (Beckett).

blog sulla parola

Posted by ljolly at 19-07-2005 08:51
Cari Amici, se devo iniziare una riflessione sulla PAROLA, se devo ritornare a quei primi istanti in cui delle parole magiche si sono affacciate nella mia vita, dando un ordine e un senso al mondo, allora penso a mia madre. Aveva una voce musicale. Non diceva le parole: le cantava. Mi dava il latte cantando, avvolgendomi con la dolcezza dei suoni, con la morbidezza del seno, con la presenza del corpo e del suo profumo personale. Ho saputo riconoscere l’odore di mia madre, sui cuscini del letto, fino a quattordici anni. Le parole si presentavano a me come una totalità: c’era l’universo dei sensi, l’affetto, la sicurezza di avere una madre amorevole. Se la parola proviene da Dio, allora mia madre aveva vestito i panni di una divinità e quello era un mondo buono, giusto, ricco di promesse.

Invece mio padre taceva. Parole materne e silenzio paterno mi hanno costituito, facendomi diventare ciò che sono. Mi accompagnano ogni giorno, ad ogni passo, ad ogni respiro. Non saprei dare un significato alla mia vita senza le une o senza l’altro. Sono ispirato da una forza interiore: quando si formano dei vortici di parole nella mente, interviene il silenzio per limitarle. Viceversa, quando la mente è troppo vuota, nasce la coscienza delle parole per spronarmi. Il pieno ed il vuoto, per me, costituiscono l’essenza del mondo. Essi hanno formato un impasto, per cui la luce della mia parola, per quanto può averne, nasce dal buio di un silenzio e ritorna, dissolvendosi, nel suo grembo.

Da bimbo detestavo il silenzio di mio padre: mi sembrava una prova d’indifferenza. Più tardi ho imparato ad accoglierlo, poi ad apprezzarlo, infine ad averne bisogno, stanco del brua-haha delle parole superflue che sento pronunciare intorno a me: questo fiume vocale senza una direzione e senza un senso, che straripa dal letto della vita sociale superandone gli argini, ogni giorno.
Così ho cominciato ad amare il Vangelo, Quasimodo, Ungaretti: tutte le forme di espressione ellittica. Così vorrei esprimermi, con un Sì o con un No. Vorrei dire molte cose in poche parole. Ma forse mi sono contraddetto e vi ho già annoiato troppo.

la parola scientifica

Posted by pgoletto at 21-07-2005 15:59
A me pare che possa essere interessante parlare anche della parola "scientifica" (la metto tra virgolette solo perché sono scienze tanto la fisica, l'astronomia, la chimica quanto l'economia, anche se funzionano in modo differente: scienze pure le prime, scienza sociale la seconda).

Bene: le parole della scienza non devono evocare, non è richiesto allo scienziato di creare mondi immaginari quantomeno nello stesso modo come questo si pretende dallo scrittore o dal poeta. Questo però non significa che argomenti scientifici non possano essere occasione per eccellente letteratura.

La letteratura scientifica ha lo scopo di descrivere il mondo e come questo funziona. Questo rende estremamente importante una precisione estrema, molti nomi sono quasi nomi propri. Quando si leggono libri divulgativi di fisica (scritti da grandi scienziati come Einstein, Hawking, Eddington, Barrow), ci si accorge subito che in questi libri molti termini sono definiti in modo accurato, perché questi sono come i nomi e cognomi delle cose di cui si sta parlando.

Non parlo di divulgazione a caso. Se l'articolo scientifico su Nature (la più importante rivista del mondo in campo scientifico) non può che spingersi all'estremo sulla strada del rigore lessicale, questo vuol dire anche che lo stesso articolo risulterà assolutamente incomprensibile a un non iniziato.

La divulgazione diventa allora fondamentale per raggiungere due obiettivi: raccontare il lavoro della scienza al grande pubblico, far conoscere i risultati scientifici raggiunti in un settore agli scienziati che operano in altri. Non vado oltre: sul tema del racconto è bene che si ritorni, in un altro blog.

In conclusione anche la scienza deve porsi il problema di dire molte cose con poche parole, di eliminare tutte le parole superflue, anzi puntare a creare un flusso di parole con un senso preciso, ben definito: in fin dei conti le scienze si pongono l'obiettivo di creare una mappa, il più possibile precisa, della realtà.

CHE SIGNIFICATO AFFIDARE ALLA POESIA OGGI?

Posted by fvacchetta at 26-08-2005 12:24

Penso fermamente che, oggi come sempre, la poesia è necessaria più che presente.
E’ un bene immenso, indispensabile ed assolutamente da coltivare.
In un mondo diretto verso nuove barbarie culturali ( e non solo) e paludi di costante passività, la poesia è tra le poche armi che ci restano a difesa di una società brutalmente schiavizzata.
Fra i generi letterari la poesia è quello più diretto perché si rivolge, senza alcuna mediazione, al cuore di ogni individuo.
Per questo carattere intimo e personale essa è indispensabile alla crescita di ciascuno di noi pertanto va accudita e fatta precisamente conoscere, divulgata.
Essa è “ provocazione” ed ha il nobile scopo di fare meglio capire il senso della vita.
Quindi merito ai poeti (o presunti tali) che tentano di “spersonalizzarsi” o meglio “ mettersi in discussione” ancora “darsi in pasto” a feroci critiche e giudizi vari in alcuni casi veramente eccessivi. E merito agli attenti lettori che cercano di recepire il messaggio intimistico dell’autore, rendendo la vita migliore.
Perché la poesia in fondo è proprio questo: tentare, se pure in punta di piedi, di rendere la vita più bella e godibile fuori da ogni schema tradizionalmente interessato.
Esiste una fase dell’esistenza in cui la poesia sembra essere l’unico strumento per esprimere il proprio senso di vita; se mi è permesso questo paragone la poesie è come le favole per i bambini permette cioè di provare e gustare sensazioni che altrimenti resterebbero sopite o represse in fondo al cuore. E ciò secondo me non va assolutamente bene.
Il poeta deve cercare di entrare nel cuore della gente con argomenti di tranquillità coinvolgente.
Ma come e in che maniera? Dando vita alla parola stessa usando linguaggio consono ed accessibile che rispecchia ampiamente le ambizioni del lettore.
Ed argomenti cari ai lettori che leggono per disintossicarsi dalla logorroica routine quotidiana, ce ne sono tanti.


Flavio Vacchetta

un pensiero di Vivian Lamarque

Posted by administrator at 12-09-2005 19:22
”La poesia dice a chi la scrive cose che non sa.
Forse il foglio bianco è uno sguardo che ti guarda e parla,
forse la scrittura è un genitore che hai vicino quando gli altri si sono
volatilizzati, forse un verso ti culla, forse una rima baciata ti bacia.
….Le gratificazioni letterarie contano zero,
funziona invece, sempre, l’alleggerimento
che procura al cuore l’uso del pennino.
La scrittura aiuta, non capisco come si possa
sopravvivere a un dolore senza scriverne”.

VIVIAN LAMARQUE

La Parola ed il Cielo Stellato

Posted by fvacchetta at 06-10-2005 18:48
LA PAROLA ED IL CIELO STELLATO


Sovente mi viene da interpretare la parola come una veloce collisione tra sillabe ed astri; e la guardo, l’ascolto assiduamente nel nulla, assorta nella polvere che oscilla tra brevi danze.
La fisso e la smuovo, la fermo dal muro alla croce, la invidio poiché senza voce; tenera e vuota a volte potente e sonora, consuma come un ceppo la voglia di coloro che nella vita intendono tratteggiarsi spazi riposanti. Sottrae silenzi magri e dolci, spada eterna tra meridiane obsolete, cascata di ghiaccio ripetutamente in scioglimento, fenomeno naturale da non circoscrivere in spazi dominati da sciocca letteratura, ecco questa parola è incerta quanto il cielo stellato.
Sarà la fiamma che esce dall’universo, la parola amica che brucia di giorno e la notte fa comunione di cielo?

FLAVIO VACCHETTA

rivistaonline

Posted by fvacchetta at 23-01-2006 14:41
alla letteratura sommersa appartengono quei poeti che,seppur dotati di capacità e di intensità di scrittura,sono spesso esclusi dalla visibiltà pubblica,avendo ben poche possibilità di pubblicazione presso una casa editrice a diffusione nazionale.
Per questo sono "sommersi",poco visibili al grande pubblico e con poca attenzione da parte della critica letteraria,sempre più chiusa in se stessa,vittima del "canone" editoriale,impostosi grazie alla forza della grande editoria,capace di portare sul mercato,affrontando i problemi di distribuzione,il che vuol dire che si vengono a "imporre" libri e autori non sempre di qualità.
A mio avviso oggi è compito delle riviste dare grande attenzione alla scrittura dei tanti autori significativi che pubblicano quasi fuori della grande editoria,ma la cui poesia è di notevole livello.
FLAVIO VACCHETTA
 

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