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Parole di Seta

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Above in this comment thread: La parola

la parola scientifica

Posted by pgoletto at 21-07-2005 15:59
A me pare che possa essere interessante parlare anche della parola "scientifica" (la metto tra virgolette solo perché sono scienze tanto la fisica, l'astronomia, la chimica quanto l'economia, anche se funzionano in modo differente: scienze pure le prime, scienza sociale la seconda).

Bene: le parole della scienza non devono evocare, non è richiesto allo scienziato di creare mondi immaginari quantomeno nello stesso modo come questo si pretende dallo scrittore o dal poeta. Questo però non significa che argomenti scientifici non possano essere occasione per eccellente letteratura.

La letteratura scientifica ha lo scopo di descrivere il mondo e come questo funziona. Questo rende estremamente importante una precisione estrema, molti nomi sono quasi nomi propri. Quando si leggono libri divulgativi di fisica (scritti da grandi scienziati come Einstein, Hawking, Eddington, Barrow), ci si accorge subito che in questi libri molti termini sono definiti in modo accurato, perché questi sono come i nomi e cognomi delle cose di cui si sta parlando.

Non parlo di divulgazione a caso. Se l'articolo scientifico su Nature (la più importante rivista del mondo in campo scientifico) non può che spingersi all'estremo sulla strada del rigore lessicale, questo vuol dire anche che lo stesso articolo risulterà assolutamente incomprensibile a un non iniziato.

La divulgazione diventa allora fondamentale per raggiungere due obiettivi: raccontare il lavoro della scienza al grande pubblico, far conoscere i risultati scientifici raggiunti in un settore agli scienziati che operano in altri. Non vado oltre: sul tema del racconto è bene che si ritorni, in un altro blog.

In conclusione anche la scienza deve porsi il problema di dire molte cose con poche parole, di eliminare tutte le parole superflue, anzi puntare a creare un flusso di parole con un senso preciso, ben definito: in fin dei conti le scienze si pongono l'obiettivo di creare una mappa, il più possibile precisa, della realtà.

Confusione della Parola

Posted by ljolly at 08-08-2005 12:06
Anche la parola che appartiene alla vita quotidiana, nonché la parola letteraria, dovrebbero porsi il compito di creare una mappa, il più possibile precisa, della realtà.
Purtroppo non è così. Oggi si assiste ad una scomposizione, si potrebbe dire ad uno “sfarinamento” del discorso umano. Vi è come una babele all’interno di ogni lingua nazionale. Al parlante giungono segnali contradditori, spesso antagonistici, che non permettono di mettere a fuoco in modo nitido i caratteri della realtà.

Vediamo alcuni esempi pratici. La Religione dice: “Non fare la guerra, è immorale”. La Politica dice: - La guerra è un male, ma in questo caso bisogna farla”. L’Economia tace, ma pensa: - “La guerra rilancerà la produzione”. La gente comune afferma: “La guerra è brutta, ma purché non riguardi la mia persona, va bene lo stesso”. Oppure la Pubblicità ordina: “Mangia, bevi!”. L’Etica suggerisce: “Sfama l’affamato, disseta chi ha sete!”.

Di fronte a milioni di messaggi semanticamente confusi, è comprensibile che la maggior parte delle persone siano disorientate, e vivano alla giornata. La Scienza ha fatto meraviglie, ma le applicazioni pratiche delle scoperte scientifiche non contribuiscono certo a dare un orientamento accettabile.

La scoperta dell’energia nucleare è stata grandiosa, ma è sfociata nel massacro di Hiroshima e Nagasaki, in cui centinaia di migliaia di innocenti hanno trovato la morte. I voli spaziali hanno un aspetto sublime, ma l’incidente allo Shuttle (con la morte di tutti gli astronauti che conteneva) non è stato né previsto, né impedito. La scoperta del motore a scoppio è stata meravigliosa, ma i fumi delle industrie e delle automobili alterano il clima con conseguenze drammatiche per milioni di persone.

Allora?

Se la parola è contraddittoria, la causa va forse ricercata nella realtà stessa che la parola dovrebbe rappresentare, contraddittoria come non mai. Uno dei compiti dello scrittore è di creare chiarezza, cercare la verità (non solo quella sua personale, ma più in generale la realtà della vita sul pianeta, oggi). Sullo scrittore, e sul parlante, incombe oggi l’alta responsabilità di non sprecare le parole, ma di conferire loro una nobiltà che hanno perduto.

Luciano Jolly









 
 

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