Anche la parola che appartiene alla vita quotidiana, nonché la parola letteraria, dovrebbero porsi il compito di creare una mappa, il più possibile precisa, della realtà.
Purtroppo non è così. Oggi si assiste ad una scomposizione, si potrebbe dire ad uno “sfarinamento” del discorso umano. Vi è come una babele all’interno di ogni lingua nazionale. Al parlante giungono segnali contradditori, spesso antagonistici, che non permettono di mettere a fuoco in modo nitido i caratteri della realtà.
Vediamo alcuni esempi pratici. La Religione dice: “Non fare la guerra, è immorale”. La Politica dice: - La guerra è un male, ma in questo caso bisogna farla”. L’Economia tace, ma pensa: - “La guerra rilancerà la produzione”. La gente comune afferma: “La guerra è brutta, ma purché non riguardi la mia persona, va bene lo stesso”. Oppure la Pubblicità ordina: “Mangia, bevi!”. L’Etica suggerisce: “Sfama l’affamato, disseta chi ha sete!”.
Di fronte a milioni di messaggi semanticamente confusi, è comprensibile che la maggior parte delle persone siano disorientate, e vivano alla giornata. La Scienza ha fatto meraviglie, ma le applicazioni pratiche delle scoperte scientifiche non contribuiscono certo a dare un orientamento accettabile.
La scoperta dell’energia nucleare è stata grandiosa, ma è sfociata nel massacro di Hiroshima e Nagasaki, in cui centinaia di migliaia di innocenti hanno trovato la morte. I voli spaziali hanno un aspetto sublime, ma l’incidente allo Shuttle (con la morte di tutti gli astronauti che conteneva) non è stato né previsto, né impedito. La scoperta del motore a scoppio è stata meravigliosa, ma i fumi delle industrie e delle automobili alterano il clima con conseguenze drammatiche per milioni di persone.
Allora?
Se la parola è contraddittoria, la causa va forse ricercata nella realtà stessa che la parola dovrebbe rappresentare, contraddittoria come non mai. Uno dei compiti dello scrittore è di creare chiarezza, cercare la verità (non solo quella sua personale, ma più in generale la realtà della vita sul pianeta, oggi). Sullo scrittore, e sul parlante, incombe oggi l’alta responsabilità di non sprecare le parole, ma di conferire loro una nobiltà che hanno perduto.
Purtroppo non è così. Oggi si assiste ad una scomposizione, si potrebbe dire ad uno “sfarinamento” del discorso umano. Vi è come una babele all’interno di ogni lingua nazionale. Al parlante giungono segnali contradditori, spesso antagonistici, che non permettono di mettere a fuoco in modo nitido i caratteri della realtà.
Vediamo alcuni esempi pratici. La Religione dice: “Non fare la guerra, è immorale”. La Politica dice: - La guerra è un male, ma in questo caso bisogna farla”. L’Economia tace, ma pensa: - “La guerra rilancerà la produzione”. La gente comune afferma: “La guerra è brutta, ma purché non riguardi la mia persona, va bene lo stesso”. Oppure la Pubblicità ordina: “Mangia, bevi!”. L’Etica suggerisce: “Sfama l’affamato, disseta chi ha sete!”.
Di fronte a milioni di messaggi semanticamente confusi, è comprensibile che la maggior parte delle persone siano disorientate, e vivano alla giornata. La Scienza ha fatto meraviglie, ma le applicazioni pratiche delle scoperte scientifiche non contribuiscono certo a dare un orientamento accettabile.
La scoperta dell’energia nucleare è stata grandiosa, ma è sfociata nel massacro di Hiroshima e Nagasaki, in cui centinaia di migliaia di innocenti hanno trovato la morte. I voli spaziali hanno un aspetto sublime, ma l’incidente allo Shuttle (con la morte di tutti gli astronauti che conteneva) non è stato né previsto, né impedito. La scoperta del motore a scoppio è stata meravigliosa, ma i fumi delle industrie e delle automobili alterano il clima con conseguenze drammatiche per milioni di persone.
Allora?
Se la parola è contraddittoria, la causa va forse ricercata nella realtà stessa che la parola dovrebbe rappresentare, contraddittoria come non mai. Uno dei compiti dello scrittore è di creare chiarezza, cercare la verità (non solo quella sua personale, ma più in generale la realtà della vita sul pianeta, oggi). Sullo scrittore, e sul parlante, incombe oggi l’alta responsabilità di non sprecare le parole, ma di conferire loro una nobiltà che hanno perduto.
Luciano Jolly