Skip to content

Parole di Seta

Personal tools
You are here: Home » Antologie tematiche » weblogs » La parola » i poeti e i monti

Comment

Above in this comment thread: La parola » rivistaonline

i poeti e i monti

Posted by fvacchetta at 07-02-2006 13:33
i poeti hanno sempre espresso con forti accenti le impressioni di "infinito" e di "eterno" che la montagna suscita nell'animo di chi soggiorna più o meno a lungo in essa e sa veramente comprenderla.Giosuè Carducci cantò le Alpi con il vigore a lui consueto.Infaticabile nello studio,egli aveva trascurato a lungo l'esercizio fisico;ma nella maturità,per consiglio dei medici,trasse giovamento dalla saltuaria permanenza in luoghi montani.Il Carducci si è mostrato affascinato dal sole di mezzogiorno,che,sulle rocce squallide e sui ghiacciai rilucenti,"regna sereno ed infinito",mentre si drizzano immobili,nella grande quiete e nella luce,i pini e gli abeti.
Soltanto il mormorio sommesso dell'acqua che fluisce tra i sassi,s'allontana e si rinnova.Egli ha dipinto,in ampie e solide strofe,la "conca in vivo smeraldo tra foschi passaggi dischiusa" nella quale,ai piedi del monte Bianco,si adagia la "pia Cormayeur".Lassù,d'estate,i declivi si ricoprono di prati resi gai dal rosso dei papaveri;dai campi biondeggianti di segale e d'orzo s'innalza l'allodola,facendo vibrare il suo canto.Tutto il verde paesaggio,su cui a tratti scorre l'ombra delle nubi,ha indotto il poeta a serene meditazioni.Nel lucido cielo del mattino,egli ha potuto seguire con lo sguardo il fumo che sale dagli sparsi casolari e va a confondersi con la nebbia biancastra che,"da l'are de' monti",dalle montagne che sembrano altari eretti verso l'azzurro,si sta dileguando.
L'anima gli si è smarrita in un soave fantasticare:dalla malinconia dei ricordi è assurta sino ad attingere "l'eterne esperienze".
Operò sin dagli esordi nell'ambito del carduccianesimo,il livornese Giovanni Marradi (1852-1927).Sua è la ballata,breve,ma dall'ampio respiro musicale,dal titolo "Anelito".
Dopo una vacanza trascorsa in località delle Alpi,il poeta ha mantenutoi il ricordo nostalgico delle nevi eterne,che inargentano le rocce granitiche,da lui contemplate dalle valli circostanti.Egli ha visto sulle balze saltare la camozza e il crepuscolo indugiare sulle cime,conferendo loro vaghe colorazioni.
Marradi esprime,ora che si ritrova nella bassura,"nell'imo soggiorno",l'aspirazione,sempre viva in lui,all'infinito,quella stessa che aveva provato nei paesaggi alpini.Egli ritorna a sospirare quei luoghi sereni,il cui silenzio
"confina col silenzio alto dei cieli".
E un altro poeta ha efficacemente rappresentato le Alpi nel loro vario e suggestivo spettacolo.
Si tratta di Giovanni Bertacchi (1868-1942),nativo di Chiavenna,in quel di Sondrio in Valtellina.La sua poesia migliore è rimasta sia quella di carattere sociale,dettatagli dalla fede nel socialismo,sia quella ispiratagli dalla natura della terra natale.
FLAVIO VACCHETTA

DIETRICH BONHOEFFER

Posted by fvacchetta at 07-02-2006 14:33
Nell'occasione del centenario della nascita di questo grande poeta,desidero fare una breve riflessione sulla sua opera.
Con l'avvento del nazismo al potere,la Chiesa protestante si adattava a convivere con esso,seguendo l'insegnamento impartito da Lutero stesso,secondo cui il vero cristiano deve essere fedele al potere temporale.Tuttavia,la vita e la personalità di DIETRICH BONHOEFFER (1906-1945) testimoniarono l'assoluta incompatibilità fra il dettato evangelico e il torbido e fosco paganesimo del regime hitleriano.
Bonhoeffer fu infatti tra i principali promotori della cosidetta "Chiesa confessante" che rappresentò in Germania la resistenza cristiana al nazismo e, coinvolto nel fallito attentato a Hitler compiuto dal gruppo di Von stauffenberg e Canaris,venne impiccato nel campo di concentramento di Flossenburg.
La meditazione teologica di Bonhoeffer appare intimamente coerente con la sua vita in quanto,mentrwe s'innesta in modo conseguente sul filone barthiano e sulla nozione dell'assoluta alterità di Dio,svolge un tema lasciato da Barth in posizione secendaria:quello dell'impegno concreto dell'uomo nella storia.In una situazione in cui tutto,nel mondo moderno,porta l'uomo a non riconoscersi più nel massaggio cristiano,la riflessione di Bonhieffer muove dalla domanda su come sia ancora possibile professare il Vangelo.Di qui il suo sforzo,da un lato,di accettare sino in fondo l'autonomia dell'umana,la sua "maggiore età",cioè il retaggio della cultura moderna dall'illuminismo in poi e,dall'altro,di prospettare la possibilità di un cristianesimo "non religioso",che richieda di vivere il Vangelo in un mondo totalmente secolarizzato e lontano da Dio.
"Vivere in nome di Dio e di fronte a Dio senza Dio" è la formula in cui si condensa questo tentativo di accogliere senza mezzi termini le istanze dell'umanesimo ateo e di scorgere la presenza divina non nella debolezza,ma nella pienezza e nella forza dell'umano.
Nelle sue opere (fra le quali le più note sono certamente "l'Etica",il capolavoro incompiuto,e la densa raccolta di poesie degli ultimi anni,pubblicata postuma nel 1951 dal titolo "Resistenza e resa") tutto ruota intorno alla domanda di fondo:chi è Cristo oggi per noi,abitatori di un mondo che ha imparato a fare a meno dell'ipotesi Dio poichè è finalmente diventato "adulto"??.Oppure,detto in altri termini,come e perchè volgerci ancora a Dio,quando la nostra attuale condizione è di poterne fare benessimo a meno?Non vi è infatti alcun dubbio,per Bonhoeffer,che non vi sia più alcun bisogno di un Dio "tappabuchi"cui l'uomo ricorra per darsi sicurezza nelle sue crisi e debolezze.
CHI SONO IO?
chi sono io? spesso mi dicono
che esco dalla mia cella
disteso,lieto e risoluto
come un signore dal suo castello.
Chi sono io? spesso mi dicono
che parlo alle guardie
con libertà,affabilità e chiarezza
come spettasse a me di comandare.
Chi sono io? anche mi dicono
che sopporto i giorni del dolore
imperturbabile,sorridente e fiero
come chi è avvezzo alla vittoria.
Sono io veramente ciò che gli altri dicono di me?
O sono soltanto quale io mi conosco?
Inquieto,pieno di nostalgia,malato come
uccello di gabbia,
bramoso di aria come mi strangolassero alla gola,
affamato di colori,di fiori,di voci d'uccelli,
assetato di parole buone,di compagnia
tremante di collera davanti all'arbitrio e
all'offesa più meschina,
agitato per l'attesa di grandi cose,
preoccupato e impotente per l'amico
infinitamente lontano,
stanco e vuoto nel pregare,nel pensare,
nel creare,spossato e pronto a prendere
congedo da ogni cosa?
Chi sono io?
Oggi sono uno,domani un altro?
Sono tutt'e due insieme?Davanti agli uomini
un simulatore e davanti a me
uno spregevole vigliacco?
Chi sono io? questo porre domande da soli è derisione.
Chiunque io sia,tu mi conosci,o Dio,io sono tuo.
(Dietrich Bonhoeffer,da "Resistenza e resa" poesie e scritti dal carcere-ediz.paoline)
 
 

Powered by Plone

This site conforms to the following standards: