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Qui: e dopo?

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QUI: E DOPO?


Per l’individuo medio che vive nella civiltà occidentale, che cosa significa l’espressione “Qui-e-Ora”? Poco più di nulla. La maggior parte delle persone non l’hanno mai udita. Coloro che seguono una via di saggezza, o di crescita personale, l’hanno forse letta nei libri tibetani o di Gestalt. Pochissimi la mettono in pratica. Il momento presente, da noi, è qualcosa di misurabile eppure trascurabile: passa subito senza lasciare traccia. La nostra è una civiltà proiettata verso le scoperte scientifiche, le invenzioni, le novità tecnologiche: tutte categorie che riguardano il futuro.

Queste considerazioni prendono lo spunto da un articolo di Ilvo Diamanti, intitolato “Manuale di Conversazione” (La Repubblica, 14 agosto 2005). L’argomento è la mancanza di privacy nell’epoca attuale. Essa è favorita dallo sviluppo tecnologico. Con la pratica delle e-mail e con l’uso dei cellulari, dice Diamanti, nessuno è più sicuro di essere al riparo da un occhio che lo guarda o da un orecchio che l’ascolta. Le intercettazioni permettono il controllo dei cittadini: uno dei fondamenti della democrazia, la vita privata, è in pericolo.

Jeremy Bentham, il fondatore dell’utilitarismo, fu uno tra i primi ad attirare l’attenzione sui poteri di controllo che la società impone all’individuo. Essi hanno lo scopo di far credere ai sudditi che lo sguardo segreto dei loro superiori non li abbandonerà mai. Grazie a questo meccanismo, chiamato Panoptikon (= che vede tutto), nessuna mancanza avrebbe potuto restare impunita. E Zygmunt Bauman, fornendo questa citazione, ricorda pure che le case descritte da Evgenij Zamjatin, nel romanzo antiutopico Noi, hanno le pareti di vetro. Zamjatin, che visse all’epoca della rivoluzione bolscevica e fece parte dei Fratelli di Serapione, immagina che il Grande Dittatore, detto anche il Benefattore, avrebbe organizzato uno Stato unico, fondato sul principio che la felicità è resa possibile sopprimendo la libertà. “E nella città dipinta da Orwell in 1984, ognuno possiede una TV propria, ma nessuno può mai spegnerla, né sapere in quali momenti lo schermo può essere usato come una macchina da presa … (Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione, ed. Laterza, pag. 56).

Ritornando ai cellulari di Ilvo Diamanti, non aveva già notato, Mark Poster, che “i nostri corpi sono legati alle reti, alle banche dati, alle strade informatiche”, e che quindi tutti i luoghi in cui vengono immagazzinati i dati cui i nostri corpi sono “informaticamente vincolati” “non offrono più riparo da chi ci osserva o un bastione attorno al quale si possa organizzare una linea di difesa”?

Scrive giustamente Ilvo Diamanti: assistiamo alla “moltiplicazione dei contatti senza relazione diretta. Una rete di relazioni personali spersonalizzate. La densità empatica rarefatta. Il linguaggio impoverito. La comunicazione internautica e per cellulare, soprattutto gli sms. Inducono a scrivere e a reagire in fretta. Con i pollici. A usare un linguaggio iconico e laconico. Così non chiediamo: “Perché sei arrabbiato?”, ma “xké 6?”.

Continua Diamanti: “E’ difficile, in questo modo, conservare spazi di conversazione “autentica”. Ma è difficile, d’altronde, anche costruire e custodire mura, reali o invisibili, dentro alle quali sia possibile intrattenere rapporti “privati”; restare soli; lontano da tutti. Inosservati e inaccessibili. Dove organizzare complotti, tradimenti, trappole, agguati. O semplicemente finzioni, che ci servono a vivere la nostra vita, a coltivare la nostra immagine e la nostra auto-immagine”. E conclude: “Avremmo bisogno, in questo cambio d’epoca, di un nuovo manuale di conversazione, di un nuovo codice di relazioni. Ma ci manca il tempo, e un po’ la voglia, di scriverlo”.

L’argomento segnalato da Ilvo Diamanti è certo importante, e segnala una delle tante incongruenze (Jung le chiama follie) implicate dal progresso economico. E’ noto che Gustav Jung aveva una propensione per la vita semplice, uno dei cui ingredienti, forse quello fondamentale, è costituito dal “qui-e-ora” di cui si parlava all’inizio.

"Il momento presente - ha detto Swami Chidananda - è la più formidabile verità della vita. La vita è fatta del momento attuale, solo di questo momento, non di ieri morti o di domani mai nati. La nostra vita è “questo” istante. Quest’istante è ciò che abbiamo realmente. Gli altri aspetti del tempo sono ciò che immaginate di avere. Sono delle idee estremamente fallaci".

Poiché ci troviamo di fronte a un bivio, occorrerà scegliere quale strada percorrere. Purtroppo la Storia c’insegna che le masse umane non hanno un livello di coscienza così elevato, da consentire loro la scelta migliore. Prima devono toccare il fondo della disperazione, o della noia, o del non-senso, per avere qualche probabilità di trovare una soluzione più accettabile.

“Il manuale di conversazione” suggerito da Ilvo Diamanti, in realtà è già stato scritto. Soltanto la distrazione dei mezzi d’informazione non consente loro di accorgersene. In realtà moltissimi autori hanno trovato il tempo e la voglia di scrivere manuali su “nuovi” tipi di comunicazione tra le persone, infinitamente più efficaci e soddisfacenti delle chat e dei telefonini. Ma la vita semplice invocata da Jung rimane confinata … negli scaffali delle biblioteche. Questi tipi di comunicazione, come il contatto e l’uso del corpo, hanno il difetto (dal punto di vista del PIL, beninteso, che sembra l’unica preoccupazione dei vari “Benefattori”) di essere gratuiti. Stupefazione: non costano nulla perché ce li fornisce a profusione la Natura. Non consentono tecnicamente di essere schedati. Ma se non costano nulla, non devono avere alcun valore (secondo la mentalità mercantile imperante).



Ecco un elenco estremamente ridotto (per motivi di spazio) di tali manuali di comunicazione, che se fossero conosciuti e soprattutto messi in pratica, renderebbero la vita dei nostri giovani molto più ricca di significato: “Il Linguaggio della Pelle, di Ashley Montagu, Il libro del Do-In di Michio Kushi, Do-In di Jean Rofidal, Massage californien di Jean-Louis Abrassart, Il trattato delle Carezze di Gérard Leleu, Parlare non basta di Norman Autton, Il linguaggio del corpo di Alexander Lowen, La superficie delle Cose dell’Anonimo Genovese, Comunicare di Maurizio Biffoni, I Gruppi d’Incontro di Carl Rogers, Il Corpo e il Gruppo di Schűtzenberger–Sauret, La Psicoterapia del Corpo di Boadella–Liss, La Pelle illuminata di Jolly, ecc. ecc. ecc.

Ecco una citazione di Alexander Lowen, tratta dalla mia Pelle illuminata: “Ogni paziente ha bisogno di essere toccato e questo è particolarmente vero nel caso dell’individuo depresso. Toccandolo, se ne suscitano i sentimenti. Stando in contatto con lui, si esprime la propria simpatia e umana comprensione. E toccandolo materialmente con calore e sentimento, gli si comunica il proprio amore”.


Luciano Jolly






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Last modified 17-08-2005 09:15
 

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