LA LUNA NUOVA SI NASCONDE -- E LA LUNA APPARE
Il mattino di febbraio in cui inizio a leggere i racconti di Franca Benedusi, c’è una luna piena che manda il suo sorprendente splendore rosa sangue nel cielo di Cuneo.
Per memoria, per analogia, ripesco Ciàula dai miei ricordi scolastici, il caruso di Pirandello che una notte sta trasportando sulle spalle il suo pesante carico di zolfo: “Egli veniva su, su, su dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione”. Prima sbalordito, poi estatico, Ciàula si trova esposto alla maestà dell’astro notturno. Abbandona il carico minerale che gli cade a terra, mentre apre le mani sporche del suo lavoro. Qui il rozzo caruso, senza volerlo, si commuove per l’intimo conforto, piange per la grande dolcezza che prova nella rivelazione della Luna: la quale è ignara di lui; ma grazie alla quale Ciàula ha perso ogni stanchezza “nella notte ora piena del suo stupore”.
Naturalmente nei miei ricordi non potrebbe mancare il canto del pastore errante dell’Asia: “Che fai tu luna in ciel? Dimmi, che fai?”, con il quale Leopardi s’interrogava circa il senso della vita. Forse è un caso. Ma anche Pavese, che si pose la stessa domanda senza mai trovare risposte convincenti, aveva descritto: “La luna sul paese era piena e inondava le colline sovrastanti d’uno splendore quasi rosso” [La Langa in Ciau Masino].
Dunque la Luna, già dai titoli, svetta sul panorama letterario di Franca Benedusi. Illumina la sua prosa ed è presente nelle pieghe più nascoste della sua visione del mondo, che è un modo femminile d’intendere la vita. I suoi racconti si presentano quindi a noi come un dispiegamento del genere “donna”: e lo fanno con un linguaggio intriso di delicatezza; con i sentimenti positivi. che inclinano alla gioia di vivere; con la concretezza e quotidianità delle situazioni; con le strutture narrative vicine a quelle della comunicazione parlata; con la contemplazione di una natura amica, spontanea e che si presta all’incanto. Nei suoi racconti mancano le complicazioni di quelle sovrastrutture intellettuali, che sono tipiche della mente maschile.
Un breve raffronto tra la prosa della Benedusi, e quella “maschile” dei due autori più rappresentativi del territorio delle Langhe, Pavese e Fenoglio, ci aiuterà a mettere in luce l’importanza della questione:
“Era un caldo pomeriggio d’estate ed ero felice” [Benedusi, Incipit de Il palloncino].
“Quel giro di portico intorno al cortile, quelle scalette di mattoni per cui dai corridoi s’andava sotto i tetti, e la grande cappella semibuia, facevano un mondo che avrei voluto anche più chiuso, più isolato, più tetro. […] Per molti giorni e molte notti mi durò in bocca quel sapore di sangue, e i rari momenti che riuscivo a calmarmi e ricordare la giornata della fuga e dei boschi tremavo all’idea del pericolo cui ero scampato, del cielo aperto, delle strade e degli incontri. Avrei voluto che la soglia del collegio, quel freddo portone massiccio, fosse murata, fosse come una tomba” [Pavese, La casa in collina].
“Sale, rivolge un saluto alla mamma ed imbocca la strada per Monesiglio. Il cielo è stupendo ed i raggi del sole mattutino si infilano tra le piante che fiancheggiano il primo tratto della via creando giochi di luci e di ombre” [Benedusi, Egle e Gino].
“Il sole calò, ed enorme, abissale fu la perdita di esso. Un vento lo rimpiazzò, vesperale, luttuoso e cricchiante” [Fenoglio, La fuga nei boschi, da Il partigiano Johnny].
“Si siede e si guarda attorno. Osserva le foglie del grande castagno e si rilassa. Le vede ondeggiare leggere e sembra giochino con i raggi del sole. Si abbandonano a quella lieve brezza e ballano, vibrano si sfiorano e cantano” [Benedusi, Qualcosa le tocca il cuore].
“Sei la terra e la morte. La tua stagione è il buio e il silenzio. Non vive cosa che più di te sia remota dall’alba” [Pavese, da La terra e la morte].
“Poi la luna appare.
Esce pian piano da dietro le colline, ne sfiora le cime poi si ferma per un attimo e sembra più grande che mai. Anche lei cerca qualcuno. Vuole loro. Vuole che escano da quella porta. Che escano cantando e allegri si dirigano a casa. E la porta si apre: sono loro” [Benedusi, ...e la luna appare].
“Pioveva su tutte le langhe, lassù a San Benedetto mio padre si pigliava la sua prima acqua sottoterra” [Fenoglio, La malora].
“Mi sento rilassata, come avessi fatto qualcosa d’importante, qualcosa di doveroso, come fossi passata a salutare la mia terra ed i miei genitori che lassù riposano in pace, a rigenerarmi, riscoprendo, per un istante, l’entusiasmo e le speranze che, tra quelle colline, mi accompagnavano quand’ero bambina” [Benedusi, A Cairo Montenotte, i robot amano il cioccolato].
“E Gisella? – Non può più parlare -. Miliota era già sudata sotto il fazzoletto, ma aveva ancora gli occhi rossi. – Non è morta? – Miliota lascia andare la forca e giù a piangere. – E’ morta? – Non so, non mi conosce più” [Pavese, Paesi tuoi].
“Tutti sono intenti ad assaporare i piatti deliziosi che le donne di Lunetta, con amore, hanno preparato. Poi qualche ‘evviva’ sale improvviso dalla lunga tavolata. Quel vino, povero di gradi ma dolce come le colline che l’hanno creato, incomincia a scaldare i cuori ed a portare allegria. Sono tutti felici: parlano, scherzano, cantano e bevono” [Benedusi, Volevo un filare in piu'].
“ ‘Anche loro’ pensavo, ‘bastardi’. Entrai in casa per mangiarmi un pezzo di pane. La cantina era chiusa. Ma sul ripiano dell’armadio in mezzo alle cipolle c’era una bottiglia buona e la presi e andai a bermela tutta, dietro le dalie. Adesso mi girava la testa e ronzava come fosse piena di mosche. Tornai nella stanza, ruppi per terra la bottiglia come se fosse stato il gatto, e ci versai un po’ d’acquetta per fare il vino. Poi me ne andai sul fienile” [Pavese, La luna e i falo'].
“Tutti gli abitanti collaboravano per preparare alla sposa un benvenuto solenne. I mezzi erano pochi ma la fantasia e la volontà di certo non mancavano a nessuno” [Benedusi, La parata alla sposa].
“Non può sentirsi annoiato dopo, chi va sul Po. Ma s’intende chi va sul Po come si deve, ben disposto e con compagni scelti. E niente donne. Colle donne, come sempre, ci si secca tutto il tempo e ci si secca il giorno dopo a ripensarci” [Pavese, L’acqua del Po, da Ciau Masino]
“… guarda un po’, me ne frego di quel che mia figlia può aver fatto con Saglietti, ma per quel che ha fatto con te son pronto a sfidar l’ergastolo -. La data delle nozze venne fissata in quella medesima seduta. Il tragico si fu che anche Saglietti voleva spararlo, lo disse piano e forte e nell’osteria e nella piazza, spararlo perché non dividesse vita natural durante il letto con Sabina” [Fenoglio, Il paese].
“Luigi è stanco e pensieroso. Sfrega il nero sulla sua pelle ed osserva l’acqua. Vede la luna riflessa e gli sembra più bella. Non dice nulla: si china e adagio adagio la racchiude tra le mani. Rimane così immobile e in lei s’incanta. Istintivamente, dopo un po’, avvicina le dita e s’illude di sfiorarla anche solo per un attimo. L’acqua s’intorbidisce e la luna si dissolve in mille frammenti. Sei come la luna – dice quasi ad alta voce – posso solo osservarti. Se cerco di sfiorarti, ogni cosa intorno a me si spezza” (Sei come la luna, pag. 41)
Con i racconti della Benedusi si apre la possibilità di confrontare, in letteratura, una visione femminile del mondo ed una maschile. Il confronto dovrebbe tendere ad ottenere, all’interno di ciascun testo e di ciascun autore, l’equilibrio tra le due forme.
Per quanto riguarda il passato, il clima del racconto, in Pavese e Fenoglio, è troppo bagnato nell’acqua marcia della guerra e della dittatura perché possa essere un clima sereno. La Storia, realizzata dai maschi (perché maschi sono i grandi conquistatori, i grandi invasori, i grandi generali e distruttori) ripiomba sulla testa di altri maschi e di altre femmine - i semplici soldati o gli sbandati della guerra civile, le donne deportate - e li travolge nell’apocalisse generale. I racconti di Franca Benedusi, che sono scritti in periodo di pace, fanno sorgere la domanda: “E se la Storia umana fosse organizzata con criteri femminili? Riusciamo ad immaginare una Storia umana fatta di sentimenti delicati, di poesia, di movimenti lunari dell’anima che si trasforma incessantemente una volta al mese?”.
Luciano Jolly