Mille e una notte
Autori vari
Edizione Garzanti
Pag. 303
Da più di duecentocinquant’anni, cioè da quando le “MILLE E UNA NOTTE”, tradotte per la prima volta in Europa, esplosero alla corte di Re Luigi XIV, il”RE Sole”, come un fuoco d’ artificio, la più famosa raccolta di novelle di tutti i tempi alimenta il “mito d’Oriente”.
Fin dall’inizio, la bella Sharazad, prigioniera di un tiranno che odia e trucida le donne, con una trovata geniale, per allontanare da sé la morte che la sovrasta, ogni sera si inventa una favola e la racconta al suo Re. Ecco nascere le storie fantastiche di Simbad il Marinaio, che abbandona una vita agiata ma noiosa per rimbarcarsi su una nave a Bassora, sfidare i mari e la vita stessa,per ritornare sempre ricco e fortunato nella sua natìa Bagdad, sempre citata come città vasta ed opulenta, i viaggi ad Aleppo, al Cairo, nel Pakistan, a Suleimania, la “città di Solimano” nell’ attuale Curdistan Iracheno e nella misteriosa India. Fa effetto, alla luce di quanto accade ai giorni nostri, sentir nominare queste città e pensare che da almeno venticinque secoli esse furono la culla di civiltà antiche, come quella Assiro-Babilonese, araba, mesopotamica e fenicia. Vi troviamo la storia di Al-eddin, Aladino, povero orfano che per mezzo di una lampada magica conquista la mano della figlia del Sultano, meritando poi il suo amore, o quella di Ali Babà contro i quaranta ladroni, che ci fanno immaginare l’eterna favola, comune a tutte le culture, del riscatto del povero che diventa ricco e potente. Tra le righe di questa fenomenale raccolta di fiabe tratte da numerosi narratori popolari, dall’India, alla Persia, all’Iraq, all’Egitto, ci appare uno spaccato della vita araba antica, con le sue corti sfarzose, gli harem, i commerci, le carovane che solcano i deserti. Anche in tali novelle si può intravedere un certo intento moraleggiante, un lieto fine che premia i buoni e punisce i malvagi, come del resto accade nelle favole dei paesi occidentali. Trattandosi di novelle di autori vari, lunghe e ricche di avvenimenti complessi, la forma è un po’ sbrigativa e penalizzata a scapito dei contenuti. Le descrizioni sono sommarie ma sufficienti, i dialoghi serrati e ricchi sul piano psicologico.
Silvio Marengo
Fin dall’inizio, la bella Sharazad, prigioniera di un tiranno che odia e trucida le donne, con una trovata geniale, per allontanare da sé la morte che la sovrasta, ogni sera si inventa una favola e la racconta al suo Re. Ecco nascere le storie fantastiche di Simbad il Marinaio, che abbandona una vita agiata ma noiosa per rimbarcarsi su una nave a Bassora, sfidare i mari e la vita stessa,per ritornare sempre ricco e fortunato nella sua natìa Bagdad, sempre citata come città vasta ed opulenta, i viaggi ad Aleppo, al Cairo, nel Pakistan, a Suleimania, la “città di Solimano” nell’ attuale Curdistan Iracheno e nella misteriosa India. Fa effetto, alla luce di quanto accade ai giorni nostri, sentir nominare queste città e pensare che da almeno venticinque secoli esse furono la culla di civiltà antiche, come quella Assiro-Babilonese, araba, mesopotamica e fenicia. Vi troviamo la storia di Al-eddin, Aladino, povero orfano che per mezzo di una lampada magica conquista la mano della figlia del Sultano, meritando poi il suo amore, o quella di Ali Babà contro i quaranta ladroni, che ci fanno immaginare l’eterna favola, comune a tutte le culture, del riscatto del povero che diventa ricco e potente. Tra le righe di questa fenomenale raccolta di fiabe tratte da numerosi narratori popolari, dall’India, alla Persia, all’Iraq, all’Egitto, ci appare uno spaccato della vita araba antica, con le sue corti sfarzose, gli harem, i commerci, le carovane che solcano i deserti. Anche in tali novelle si può intravedere un certo intento moraleggiante, un lieto fine che premia i buoni e punisce i malvagi, come del resto accade nelle favole dei paesi occidentali. Trattandosi di novelle di autori vari, lunghe e ricche di avvenimenti complessi, la forma è un po’ sbrigativa e penalizzata a scapito dei contenuti. Le descrizioni sono sommarie ma sufficienti, i dialoghi serrati e ricchi sul piano psicologico.
Silvio Marengo