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Parole di Seta

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Pendolo

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"PENDOLO" di MASSIMO OTTOLENGHI EDITORE :ARABA FENICE 2004
Il titolo "Pendolo" senza l'articolo "il" ci porta subito a pensare al soprannome di qualche persona. In reltà dal colore giallo scelto dall'editore per la copertina si dovrebbe immediatamente capire che si tratta di un libro poliziesco con tanto di donna morta,"la pulaiera", con cranio spaccato da bottiglia di grappa dentro la propria abitazione.

Fanno da cornice una serie di aggressioni a mano armata,con tanto di colpi partiti accidentalmente da una pistola inglese,un uomo dal camminare incerto,chiamato Pendolo, eterno spettatore nella vita degli altri ma anche della propria.Infatti questo smidollato faccendiere, nullatenente ma servile, colleziona umiliazioni nella sua vita sempre più gravi,fino al punto di esser costretto ad assistere...


Evidentemente matura propositi vendicativi,ma questi non vanno al di là della bassa insinuazione e della calunnia serpeggiante,mormorata tra le pile dei portici oscuri.Il tearto in cui si svolge tale meschino gioco al ribasso è un paese campagnolo tra Savigliano e Torino, nella pianura segnata da corsi d'acqua e pioppeti,in un ambiente dove alcune dame belle ed avventuriere scavalcano(in tutti i sensi) i loro mariti inetti,le carovane di zingari passano periodicamente a rubare e fondere metalli preziosi,la legge è rappresentata da un vice-pretore eternamente malato immaginario.

Il periodo dal 1948 al1951 consente ad un giovane pretore neolaureato inviato da Torino di impegnarsi per dipanare un groviglio fatto di vecchi equilibri provinciali ormai incancreniti e vendette arrugginite di paesi appena usciti dagli anni della guerra.

La storia si svolge lenta per risolversi nelle ultime venti pagine,come ogni romanzo degno del colore giallo.La forma è molto descrittiva,talvolta lenta,ed i fatti si accumulano in modo progressivo,come al rallentatore.

Non mancano qua e là descrizioni di pregio con termini raffinati ed aggettivi inconsueti che sembrano impreziosire una prosa statica,che rende bene il concetto della vita provinciale,sufficientemente noiosa nell'immediato dopoguerra.
L'autore è un magistrato torinese in pensione che ha svolto gli inizi della propria carriera nella paludosa ed infida ragnatela di un paese agricolo e marginale.

Un libro"giallo" che offre un vivido spaccato di vita e di "malavita" provinciale dell'immediato dopoguerra.

Silvio Marengo







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Last modified 17-11-2005 15:55
 

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