Un romantico infinito - di Renato Scavino
Analisi introspettiva della lirica leopardiana
Dopo i successi ottenuti con la pubblicazione dei libri: La Bergera e L'ironia di Socrate, Renato Scavino continua a pubblicare libri di alto contenuto culturale, che si fanno leggere volentieri, perché l'autore li presenta con umiltà, come un normale parto della sua sapienza.
Il libro Un romantico infinito, pubblicato nel 2004 dopo più di vent'anni di studio, di ricerca e di riflessione, non vuole essere la solita critica letteraria.
Dopo aver letto le opere di S. Freud e di C.G. Jung, l'autore ha disteso Leopardi sul lettino e attraverso la traduzione in prosa dei versi dell'Infinito, lo ha sottoposto ad un'analisi introspettiva della lirica Leopardiana che porta alla luce il messaggio che si cela sotto mentite spoglie negli elementi della realtà trasformati in simboli.
Quando si parla di Leopardi si pensa subito al pessimismo. Certo non poteva essere ottimista un essere umano che nasceva in una famiglia dove il padre Monaldo fin da giovane si era dedicato con grande impegno a dissipare il suo patrimonio fino ad arrivare sull'orlo del fallimento totale e la madre che, saldissima nella credenza cristiana, godeva nel rendere infelici i figli, tanto da trasformare la loro vita in casa in un continuo martirio.
Non era una casa, era uno squallido carcere dove era proibito tutto ciò che avesse qualcosa di umano. Più tardi, nel pieno dei suoi dolori, disperato, perché sua madre non credeva alle sue malattie, nel 1830 le scrive: «Pare impossibile che si accusi d'immaginaria una così terribile incapacità d'ogni minima applicazione d'occhi e di mente, una così completa incapacità di vita, come la mia... .Mi raccomando alla Madonna, e le bacio la mano con tutta l'anima.»
Muore disperato, soprattutto, perché fin dalla nascita, gli è mancato l'amore della madre. Quest'ultima considerazione mi porta a pensare che quando Leopardi parla della natura maligna e nemica dell'uomo, si riferisca alla madre. Anche in questo caso inventa la metafora della natura matrigna per salvare la madre, che malgrado tutto amava.
L'Infinito di Leopardi pessimista inizierebbe: sempre odioso mi fu quest'ermo colle,...e terminerebbe:Così tra questa / immensità s'annega il pensier mio/E affogare m'è dolce in questo mare.
Una visione della vita così desolante e tragica, un'esistenza così solitaria e dolorosa, non avrebbe potuto creare una poesia tanto limpida e universale che, pur nelle spietate analisi razionalistiche, possiede il fascino delle immortali creazioni, quando si fa voce pura dell'anima.
Quindi non pessimista, ma uomo del dolore, che fino all'ultimo istante difende la sua dignità. Renato Scavino: Nell'atto del creare lo scrittore s'immerge totalmente nella realtà, anche quando cerca rifugio nella fuga dal reale; si rivolge ad un pubblico anche se scrive per sé;... Vero poeta non è il letterato che si isola nella sfera degli interessi letterari,... ma colui che nel suo lavoro creativo non è solo poeta, ma anche storico, filosofo e scienziato, come lo furono Omero, Dante, Goethe e Leopardi.
Leopardi è un poeta che parla contro la natura, ma la fa amare, che parla di morte e fa innamorare della vita, che parla del nulla, ma prende per mano e conduce oltre l'orizzonte e da la gioia di vivere.
Quando si affida alla ragione, vuole spiegare i perché dell'infinito sapere e non accetta quella che Pascal chiamava la ragione del cuore; il suo pensiero è così accostato a Kant per il limite della ragione, a Schopenhauer per la volontà come unico motore della vita e causa di perenne infelicità.
E vero che la ragione e la volontà sono il motore della vita, ma non mi risulta che i suddetti grandi filosofi abbiano preso in considerazione il fatto che questi motori non sarebbero vitali senza l'energia, quell'energia che avvolge e riempie tutte le cose: la forza dell'Amore, unica fonte di libertà e di vita.
Quale migliore prova nel confronto della sorte di questi geni, Pascal trova la gioia di vivere, anche nella sofferenza, quando scopre la ragione del cuore e antepone la follia dell'amore alla pura ragione.
L'Autore è convinto che la fatica dello studioso abbia lo scopo di indicare la via a chi verrà dopo, perché questi sappiano fare meglio di lui. Perciò... nessun timore d'errare debba scoraggiare la ricerca: la mancanza di coraggio - scrisse Jung... è di gran lunga più dannosa, per il buon nome della scienza, che non l'onesto errore.
Per approfondire l'argomento vi rimando alla lettura del libro che potete trovare nelle migliori librerie di Savigliano.
Il libro Un romantico infinito, pubblicato nel 2004 dopo più di vent'anni di studio, di ricerca e di riflessione, non vuole essere la solita critica letteraria.
Dopo aver letto le opere di S. Freud e di C.G. Jung, l'autore ha disteso Leopardi sul lettino e attraverso la traduzione in prosa dei versi dell'Infinito, lo ha sottoposto ad un'analisi introspettiva della lirica Leopardiana che porta alla luce il messaggio che si cela sotto mentite spoglie negli elementi della realtà trasformati in simboli.
Quando si parla di Leopardi si pensa subito al pessimismo. Certo non poteva essere ottimista un essere umano che nasceva in una famiglia dove il padre Monaldo fin da giovane si era dedicato con grande impegno a dissipare il suo patrimonio fino ad arrivare sull'orlo del fallimento totale e la madre che, saldissima nella credenza cristiana, godeva nel rendere infelici i figli, tanto da trasformare la loro vita in casa in un continuo martirio.
Non era una casa, era uno squallido carcere dove era proibito tutto ciò che avesse qualcosa di umano. Più tardi, nel pieno dei suoi dolori, disperato, perché sua madre non credeva alle sue malattie, nel 1830 le scrive: «Pare impossibile che si accusi d'immaginaria una così terribile incapacità d'ogni minima applicazione d'occhi e di mente, una così completa incapacità di vita, come la mia... .Mi raccomando alla Madonna, e le bacio la mano con tutta l'anima.»
Muore disperato, soprattutto, perché fin dalla nascita, gli è mancato l'amore della madre. Quest'ultima considerazione mi porta a pensare che quando Leopardi parla della natura maligna e nemica dell'uomo, si riferisca alla madre. Anche in questo caso inventa la metafora della natura matrigna per salvare la madre, che malgrado tutto amava.
L'Infinito di Leopardi pessimista inizierebbe: sempre odioso mi fu quest'ermo colle,...e terminerebbe:Così tra questa / immensità s'annega il pensier mio/E affogare m'è dolce in questo mare.
Una visione della vita così desolante e tragica, un'esistenza così solitaria e dolorosa, non avrebbe potuto creare una poesia tanto limpida e universale che, pur nelle spietate analisi razionalistiche, possiede il fascino delle immortali creazioni, quando si fa voce pura dell'anima.
Quindi non pessimista, ma uomo del dolore, che fino all'ultimo istante difende la sua dignità. Renato Scavino: Nell'atto del creare lo scrittore s'immerge totalmente nella realtà, anche quando cerca rifugio nella fuga dal reale; si rivolge ad un pubblico anche se scrive per sé;... Vero poeta non è il letterato che si isola nella sfera degli interessi letterari,... ma colui che nel suo lavoro creativo non è solo poeta, ma anche storico, filosofo e scienziato, come lo furono Omero, Dante, Goethe e Leopardi.
Leopardi è un poeta che parla contro la natura, ma la fa amare, che parla di morte e fa innamorare della vita, che parla del nulla, ma prende per mano e conduce oltre l'orizzonte e da la gioia di vivere.
Quando si affida alla ragione, vuole spiegare i perché dell'infinito sapere e non accetta quella che Pascal chiamava la ragione del cuore; il suo pensiero è così accostato a Kant per il limite della ragione, a Schopenhauer per la volontà come unico motore della vita e causa di perenne infelicità.
E vero che la ragione e la volontà sono il motore della vita, ma non mi risulta che i suddetti grandi filosofi abbiano preso in considerazione il fatto che questi motori non sarebbero vitali senza l'energia, quell'energia che avvolge e riempie tutte le cose: la forza dell'Amore, unica fonte di libertà e di vita.
Quale migliore prova nel confronto della sorte di questi geni, Pascal trova la gioia di vivere, anche nella sofferenza, quando scopre la ragione del cuore e antepone la follia dell'amore alla pura ragione.
L'Autore è convinto che la fatica dello studioso abbia lo scopo di indicare la via a chi verrà dopo, perché questi sappiano fare meglio di lui. Perciò... nessun timore d'errare debba scoraggiare la ricerca: la mancanza di coraggio - scrisse Jung... è di gran lunga più dannosa, per il buon nome della scienza, che non l'onesto errore.
Per approfondire l'argomento vi rimando alla lettura del libro che potete trovare nelle migliori librerie di Savigliano.
Vincenzo La Porta