Skip to content

Parole di Seta

Personal tools
You are here: Home » Recensioni » Narrativa » Il Micio elettrico

Il Micio elettrico

Document Actions
IL MICIO ELETTRICO di Silvio Marengo ed. Michele Di Salvo anno 2004, pagg. 86, €. 9,00

Silvio Marengo, l'autore di questi racconti garbati e spesso sorridenti, è un veterinario. L'amore per gli animali lo ha portato alla scelta della professione e questa gli dà la possibilità di operare concretamente in vista del loro benessere. L'opera inizia con una citazione di Paul Bernard: "Due cose mi sorprendono: l'intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini".

Nella sua presentazione al libro, Franco Piccinelli ricorda: "Anticamente i genitori di una ragazza da marito la dissuadevano dall'entrare, con il matrimonio, in una famiglia dove venivano bastonati gli animali della stalla. Perchè uguale comportamento sarebbe stato riservato verosimilmente alla sposa, ai figli quando sarebbero venuti".

Circa la bestialità degli uomini, la cronaca ce ne fornisce prove evidenti ogni giorno: massacri e maltrattamenti di animali per motivi economici; animali che avevano fatto parte fino al giorno prima del nucleo familiare, abbandonati; sfruttamento intensivo negli allevamenti; sofferenze inferte per sete di guadagno; sparizione crescente di specie animali.

C'è poi il comportamento nevrotico dell'uomo, il cosiddetto "darwinismo sociale", secondo cui il popolo più forte avrebbe il "diritto" di dominare su quelli tecnologicamente più deboli, proprio come il leone ha il "diritto" di sbranare una gazzella. L'uomo rischia di rimanere un vincitore solitario nell'evoluzione della scala zoologica. Il mito di Noè, che salvava le coppie di animali dal diluvio universale, sembra un atteggiamento dimenticato. Su Internet si possono vedere dei siti dove l'accoppiamento sessuale tra uomini, donne ed animali, soprattutto cani e cavalli, è proposto come esempio.
Come è lontano il ricordo di Timbergen e di Lorentz, il loro vivo interesse di etologi per i comportamenti degli animali! Ricordo di aver letto un racconto, in cui una taccola femmina si innamorava di un esemplare maschio e ne detronizzava la legittima sposa. Konrad Lorentz vi descriveva tutti i patimenti, le umiliazioni e le sofferenze fisiche che questo corvide aveva dovuto sopportare prima di coronare il suo sogno d'amore. Quanta umanità in questa dedizione!
Nel mondo animale di Marengo, come nella vita, c'è il lato divertente e il dramma, il ciclo delle nascite e delle morti. Il racconto che dà il titolo al libro, riguarda un gatto che accumulava delle cariche elettriche e le trasmetteva a chi lo carezzava. C'è la volpe che va a caccia di gattini appena nati, e la capretta che partorisce due figli morti, i quali verranno dati in pasto alle tre cagne di casa affinchè la morte si ri-trasformi in vita. Quest'ultimo racconto, intitolato il "Ciabot 'd le gagìe" sembra il più maturo e significativo della raccolta. E' una sorte di ricerca, alla maniera proustiana, del tempo perduto: un'infanzia e un'adolescenza arricchita dalla presenza degli animali nella fattoria di una zia.
Vorrei invitare Marengo a proseguire la sua interessante ricerca sulla strada dell'etologia. E di una visione meno individuale, ossia planetaria, di ciò che accade agli animali in questo mondo dominato malamente dall'uomo.

Accennerò brevemente a due ambiti nei quali l'esempio degli animali ci è indispensabile.
Il primo è di carattere psicologico. Gli animali che vivono in condizioni naturali, ossia che non sono nevrotizzati dai nostri comportamenti, hanno conservato intatti i loro istinti, compreso quello di conservazione della vita. E' difficile che un gatto mangi un cibo guasto, ed un cavallo non beve una goccia d'acqua in più rispetto alla sua sete. L'istinto è una forza naturale che guida l'animale al discernimento tra cò che è bene per lui, e ciò che è male. L'uomo moderno ha quasi del tutto perduto questa facoltà: è un prodotto dell'artificio. Raramente sa come si respira o quali siano i rapporti corretti con la propria corporeità. Gliene derivano molti guai che si chiamano ansia, paura, panico.

Il secondo è di natura spirituale. Tutti gli uomini portano, nascoste nella propria interiorità, le tracce di una natura animale che fa parte dell'inconscio. Essa può essere distruttiva, ed il nostro compito è di entrare in contatto con lei, per sapere se alberghiamo le tendenze del serpente, dello sciacallo, del coniglio o del leone. Senza questa conoscenza l'elevazione spirituale non è possibile. Sant'Isacco il Siriaco scrive nelle sue "Sentenze": "Non appena l'Uomo d'umiltà si avvicina alle bestie selvatiche, e queste s'accorgono di lui, la loro natura feroce si acquieta. Esse lo avvicinano come si guarda al proprio maestro. Abbassano la testa, leccano le sue mani e i suoi piedi, poichè sentono provenire da lui lo stesso profumo che emanava da Adamo prima della Caduta".


Luciano Jolly





Created by admin
Last modified 12-09-2005 15:17
 

Powered by Plone

This site conforms to the following standards: