I Colori dell'anima - Recensione di Andrea Maia
L'Occhio del Pensiero
di Ettore Mingolla
"Bastogi" Editrice Italiana - pagg. 68 - € 10.00
Premessa: la poesia o l'inutile necessario
In questo incontro ascolteremo la lettura di composizioni di un poeta di oggi, Ettore Mingolla, immergendoci, per così dire, nel linguaggio e nelle fascinose risonanze della poesia.
Ma che senso ha, oggi, fare, leggere, ascoltare poesia? Anzi possiamo risalire ancora più indietro cercando di rispondere alla domanda: che cosa è la poesia?
Ungaretti, offriva, nella composizione intitolata Commiato della raccolta L'Allegria, una sua definizione così formulata:
...poesia
è il mondo l'umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento
Ungaretti afferma dunque consistere la poesia nella "limpida meraviglia / di un delirante fermento", ci rendiamo subito conto del collocarsi di essa nell'ambito di una tradizione secolare, avente il suo esplicito modello, in Italia come in Europa, nella lirica di Francesco Petrarca.
Già in lui, infatti, nella armoniosa ed equilibrata struttura dei sonettie delle canzoni, nella costante attenuazione che nasce dal costante uso dell'ossimoro, le sofferenze ed i drammi, le passioni ed i dubbi "fiiorivano" in limpidezza di dettato, sciogliendosi nel musicale incanto dei versi, come la superficie increspata del mare (secondo una suggestiva notazione foscoliana) suggerisce appena l'esistenza di vigorose correnti nel profondo.
Poesia per il Petrarca (come per il Foscolo ed Ungaretti ed anche per il nostro Mingolla) è il passaggio, grazie alla mediazione della scrittura, dal cupo al limpido, dal torbido al sereno.
Ma in Mingolla è anche presente l'altra idea di poesia, quella dantesca dell'energia, dell'impegno fattivo, dei versi come testimonianza di vita ed esortazione alla presa di posizione etica e religiosa. Ed i due aspetti si armonizzano tra di loro.
Tante sono state, nei secoli, le idee di poesia, numerose e divergenti le definizioni, contradditorie le dichiarazioni di poetica.
Ma tutte le epoche hanno avuto, come li ha l'epoca nostra, questo inizio millennio pieno di apocalittici lampi, dei poeti, degli artisti dediti a "fiorire" il mondo, l'umanità, la vita propria ed altrui con la parola, dedicandosi ad una attività che appare, dal punto di vista pratico e concreto, sostanzialmente inutile.
Ma talvolta - come osserva Elias Canetti in un suo aforisma - le cose inutili sono le sole veramente indispensabili.
Inutili, dal punto di vista della funzione concreta, sono la Gioconda o gli affreschi della Sistina o l'Amleto, inutile il Don Giovanni di Mozart; inutili i Canti di Leopardi, I fiori del male di Baudelaire.
Ma se per un miracolo (sventurato miracolo) quelle opere non fossero mai esistite, quanto sarebbe più povero il mondo degli umani! Senza Silvia ed Ofelia, privo di Zerlina, senza albatri volanti su gorghi amari, senza quel sorriso ambiguo e fascinoso, senza quel giovane Adamo che si desta alla vita...
Ma forse una convincente definizione di poesia è impossibile...
Già il dottor Johnson, a chi gli domandava che fosse la poesia, rispondeva: "E' molto più facile dire che cosa non è. Tutti sappiamo che cos'è la luce, ma non è facile dire che cosa è".
Una luce brillerà tra gli uomini, fin quando ci saranno poeti tra di noi.
Ora mi scuso di questa divagazione, anche perchè mi turba un poco il sospetto che sia sostanzialmente inutile parlare di poesia: la poesia si deve leggere o ascoltare.