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La vita fugge

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Una scelta di sonetti dal Canzoniere di Petrarca
LA VITA FUGGE
Francesco Petrarca
Ed. ArabAFenice, Boves 2004, pagg. 71, € 6,00.


Petrarca, il sommo poeta che porta la lirica italiana alle vette della perfezione formale, l’inventore del libro di poesie organizzate secondo un tema, sta conoscendo una notevole fortuna editoriale. Perché? Cercheremo di individuare in questa pagina le ragioni di tale successo.

La scelta di sonetti che ci propone Araba Fenice, si fa notare già per la sua veste editoriale, a cominciare dalle dimensioni dei “librilli” che compongono la collana. Si tratta di volumetti quadrati di 13 centimetri di lato: 13 è il numero che simboleggia l’amore. Ogni librillo è forato in alto, alla guisa dei calendari. Il suggerimento è che si possa appendere alla parete di casa, per meditare ogni giorno sui fasti, i drammi e le conseguenze di quel sentimento d’amore, che è così gravemente mancante nell’epoca attuale.

Nel secolo XIV, quando Petrarca dedicava la vita intera a comporre il suo Canzoniere, stavano accadendo nella società italiana dei rivolgimenti importanti. Il vecchio mondo feudale, con i suoi codici di comportamento e le sue gerarchie fisse, si stava sgretolando. Nascevano nuovi ceti “popolari” rappresentati da ricchi artigiani (i precursori dell’industria) e da facoltosi mercanti. I nobili furono cacciati da molte città.

Questo periodo di conflitti favorì il sorgere di stati regionali (Signorie) più vasti dei Comuni, per tentare di costruire un ordine meno turbolento. Gli imperatori tedeschi tentavano inutilmente di affermare il loro dominio sull’Italia. Una casata straniera, gli Angioini, riuscì a controllare il Sud. Nel 1305 il Papato aveva lasciato Roma per trasferirsi ad Avignone. Nel 1348 imperversò la peste che diede un colpo mortale all’economia.

Lo stesso padre del Petrarca, esule da Firenze, si era stabilito a Carpentras, nella speranza di ottenere una carica presso la vicina corte papale. Così le vicende storiche proiettarono Francesco in una dimensione europea. Egli viaggiò a Parigi, Liegi, Roma, Acquisgrana, Colonia, Lione, Montpellier, dove frequentò l’università.

Il Canzoniere che gli ha dato la fama è formato da 366 poesie, di cui 317 hanno la forma di sonetto. Come è noto, l’argomento che unisce questi componimenti è l’amore per Laura: si tratta di un amore sfortunato, fonte di sublimi esaltazioni e di cocenti sofferenze.

Petrarca, seguendo Le Confessioni di Sant’Agostino, è il primo poeta italiano che rivolga lo sguardo verso la propria interiorità. Vi scopre un Io lacerato, dubbioso e sofferente a causa dell’amore non corrisposto. L’espressione letteraria di questo tormentoso dissidio interno, è l’ossimoro. Lo ritroviamo in molti versi: “Pace non trovo, e non ho da far guerra; / e temo, e spero, et ardo, e son di ghiaccio; / e volo sopra’l cielo, e giaccio in terra; / e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio”.

Crediamo che le ragioni dell’attuale successo editoriale del Petrarca risiedano in quest’insoddisfatta sofferenza d’amore. Il pubblico moderno s’identifica nell’amante infelice, apprende che egli non è in grado di attingere conforto, come Dante, dall’ideologia religiosa. Petrarca è un poeta moderno perché narra i dolori di una vicenda esistenziale, completamente terrena. Con lui finisce veramente il medioevo. S’inaugura l’era delle domande: se escludo dalla mia vita l’amore, quale diventa il senso dell’esistenza?

Luciano Jolly








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Last modified 03-10-2005 09:37
 

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