Teorie del tutto: la ricerca della spiegazione ultima
Teorie del tutto: la ricerca della spiegazione ultima, Adelphi 1992, prezzo Euro 30
Le origini dell'Universo
Due libri di John D. Barrow che ci permettono di affrontare il tema della divulgazione scientifica.
Tutti noi ci chiediamo quali siano le nostre origini. Anche l'Universo ha un'origine, e l'indagine su di essa si presenta alquanto difficoltosa. Gli indizi non mancano, ma sono di difficile interpretazione e ai fisici e cosmologi non è sufficiente lanciare sonde interplanetarie, utilizzare telescopi situati nello spazio, e raccogliere i dati che servono, facendo come gli archeologi.
I due libri che presentiamo, unitariamente, ce ne spiegano il motivo. John D. Barrow, che è uno dei più importanti astronomi e cosmologi mondiali, personaggio in odor di Nobel per la Fisica, percorre un viaggio che inizia dai miti antichi, per condurci alla comprensione delle teorie più accreditate.
Si ritiene che il cosiddetto "big bang", che viene normalmente descritto come un'esplosione, fu piuttosto qualcosa di simile al soffiare aria dentro un palloncino e gonfiarlo.
L'origine dell'Universo sarebbe quindi una "singolarità", concetto matematico attraverso il quale si rappresenta una situazione in cui le leggi fisiche, così come normalmente le conosciamo, sono sostituite da altre.
Nel caso specifico tali leggi rientrerebbero nella cosiddetta "teoria del tutto".
La fisica prevede che tutto ciò che noi vediamo sia governato da quattro forze fondamentali: forza di gravità, elettromagnetismo, forza nucleare debole e forza nucleare forte.
La forza di gravità tiene insieme pianeti, stelle e quant'altro in sistemi di complessità crescente fino alle galassie e agli ammassi galattici.
L'elettromagnetismo, invece, è responsabile dei processi che fanno funzionare il vostro computer, il monitor, il server di questo sito e tutto ciò che è "elettrico" e "magnetico".
La forza nucleare forte tiene insieme i costituenti della materia (gli atomi e ciò che li compone) e quella debole entra in gioco in fenomeni di decadimento radioattivo (una specie di "perdita di pezzi" più superficiali degli atomi).
La "teoria del tutto" sostiene che in origine tali forze fossero unificate in una "superforza", la potremmo chiamare così, in quei fatidici istanti, e che questo permetterebbe di unificare relatività e meccanica quantistica e scoprire importanti proprietà della materia.
Se si potessero unificare la teoria della relatività e la meccanica quantistica, se ne ricaverebbero risultati rilevanti anche a fini pratici, ad esempio per la produzione sicura di energia; queste stesse scoperte aprirebbero probabilmente importanti implicazioni di carattere filosofico.
Questa unificazione delle forze fondamentali avverrebbe attraverso l'individuazione di principi e condurrebbe alla comprensione della realtà secondo modelli che uniscano all'aspetto prettamente scientifico contenuti filosofici (giustamente Barrow non scarta la mitologia, la valorizza come uno dei modi prescientifici attraverso cui l'umanità ha cercato risposte sulla sua origine).
Parla, Barrow, di un "principio antropico", cioè di un universo le cui regole fondamentali sono definite in modo da prevedere l'esistenza di osservatori intelligenti.
L'autore sta facendo divulgazione scientifica sul suo lavoro, racconta un'indagine difficilissima ancora in corso, che coinvolge tanto l'infinitamente grande quanto l'infinitamente piccolo, che si scoprono simili.
Barrow racconta un universo il cui destino fu deciso da quanto accadde nel primo secondo della sua esistenza, il secondo più ricco di avvenimenti della storia e assai difficilmente raggiungibile.
Torneremo ben presto su tutto questo, parlando delle ricerche più attuali.
Libri così "alti" favoriscono la divulgazione della scienza: chi scrive considera cruciale la diffusione del sapere e dell'informazione sull'attività scientifica. La scienza non è qualcosa che interessa solo chi direttamente ci lavora, o un sapere esoterico, riservato a una casta di eletti o presunti tali. Il sapere scientifico influenza direttamente tanto la nostra vita quanto la nostra concezione del mondo.
Lo sforzo di farsi capire, ovviamente, sta tutto in capo allo specialista.
Ci si pone allora il problema della divulgazione: Barrow risolve il problema sfrondando le formule di matematica superiore, richiesta in questi casi, e proponendo innumerevoli grafici per rendere intuitivi concetti molto complessi.
Non è il solo scienziato a puntare sulla divulgazione: Einstein scrisse più per la persona comune che per lo specialista, i libri di Stephen Hawking sono bestseller. Quest'ultimo elemento fa capire anche che c'è interesse e "fame" di sapere scientifico. Anche tra gli stessi scienziati, perché il sapere scientifico si è settorializzato a tal punto che non necessariamente due scienziati usano lo stesso lessico.
Oggi ad esempio è indispensabile che l'astronomo, abituato ad osservare e scrutare il cielo alla ricerca di fenomeni, si faccia assistere dai colleghi fisici. Le tematiche che entrambi sono chiamati ad affrontare infatti spesso implicano che fisici e astronomi camminino fianco a fianco. Il fisico infatti trova nello spazio la possibilità di studiare fenomeni non riproducibili sulla terra, che gli danno l'opportunità di formulare teorie più accurate sula struttura della materia.
Quanto raggiunge Barrow l'obiettivo di farsi capire da un non specialista? Tanto più il lettore ha consuetudine con certi concetti fisici, tanto più è alta la comprensione dei temi proposti da Barrow. Ma attenzione: i due libri sono comunque divulgativi, e chi è digiuno di fisica potrebbe, per la prima volta, accostarsi con relativa facilità a questa branca della scienza.
Piero Giuseppe Goletto
I due libri che presentiamo, unitariamente, ce ne spiegano il motivo. John D. Barrow, che è uno dei più importanti astronomi e cosmologi mondiali, personaggio in odor di Nobel per la Fisica, percorre un viaggio che inizia dai miti antichi, per condurci alla comprensione delle teorie più accreditate.
Si ritiene che il cosiddetto "big bang", che viene normalmente descritto come un'esplosione, fu piuttosto qualcosa di simile al soffiare aria dentro un palloncino e gonfiarlo.
L'origine dell'Universo sarebbe quindi una "singolarità", concetto matematico attraverso il quale si rappresenta una situazione in cui le leggi fisiche, così come normalmente le conosciamo, sono sostituite da altre.
Nel caso specifico tali leggi rientrerebbero nella cosiddetta "teoria del tutto".
La fisica prevede che tutto ciò che noi vediamo sia governato da quattro forze fondamentali: forza di gravità, elettromagnetismo, forza nucleare debole e forza nucleare forte.
La forza di gravità tiene insieme pianeti, stelle e quant'altro in sistemi di complessità crescente fino alle galassie e agli ammassi galattici.
L'elettromagnetismo, invece, è responsabile dei processi che fanno funzionare il vostro computer, il monitor, il server di questo sito e tutto ciò che è "elettrico" e "magnetico".
La forza nucleare forte tiene insieme i costituenti della materia (gli atomi e ciò che li compone) e quella debole entra in gioco in fenomeni di decadimento radioattivo (una specie di "perdita di pezzi" più superficiali degli atomi).
La "teoria del tutto" sostiene che in origine tali forze fossero unificate in una "superforza", la potremmo chiamare così, in quei fatidici istanti, e che questo permetterebbe di unificare relatività e meccanica quantistica e scoprire importanti proprietà della materia.
Se si potessero unificare la teoria della relatività e la meccanica quantistica, se ne ricaverebbero risultati rilevanti anche a fini pratici, ad esempio per la produzione sicura di energia; queste stesse scoperte aprirebbero probabilmente importanti implicazioni di carattere filosofico.
Questa unificazione delle forze fondamentali avverrebbe attraverso l'individuazione di principi e condurrebbe alla comprensione della realtà secondo modelli che uniscano all'aspetto prettamente scientifico contenuti filosofici (giustamente Barrow non scarta la mitologia, la valorizza come uno dei modi prescientifici attraverso cui l'umanità ha cercato risposte sulla sua origine).
Parla, Barrow, di un "principio antropico", cioè di un universo le cui regole fondamentali sono definite in modo da prevedere l'esistenza di osservatori intelligenti.
L'autore sta facendo divulgazione scientifica sul suo lavoro, racconta un'indagine difficilissima ancora in corso, che coinvolge tanto l'infinitamente grande quanto l'infinitamente piccolo, che si scoprono simili.
Barrow racconta un universo il cui destino fu deciso da quanto accadde nel primo secondo della sua esistenza, il secondo più ricco di avvenimenti della storia e assai difficilmente raggiungibile.
Torneremo ben presto su tutto questo, parlando delle ricerche più attuali.
Libri così "alti" favoriscono la divulgazione della scienza: chi scrive considera cruciale la diffusione del sapere e dell'informazione sull'attività scientifica. La scienza non è qualcosa che interessa solo chi direttamente ci lavora, o un sapere esoterico, riservato a una casta di eletti o presunti tali. Il sapere scientifico influenza direttamente tanto la nostra vita quanto la nostra concezione del mondo.
Lo sforzo di farsi capire, ovviamente, sta tutto in capo allo specialista.
Ci si pone allora il problema della divulgazione: Barrow risolve il problema sfrondando le formule di matematica superiore, richiesta in questi casi, e proponendo innumerevoli grafici per rendere intuitivi concetti molto complessi.
Non è il solo scienziato a puntare sulla divulgazione: Einstein scrisse più per la persona comune che per lo specialista, i libri di Stephen Hawking sono bestseller. Quest'ultimo elemento fa capire anche che c'è interesse e "fame" di sapere scientifico. Anche tra gli stessi scienziati, perché il sapere scientifico si è settorializzato a tal punto che non necessariamente due scienziati usano lo stesso lessico.
Oggi ad esempio è indispensabile che l'astronomo, abituato ad osservare e scrutare il cielo alla ricerca di fenomeni, si faccia assistere dai colleghi fisici. Le tematiche che entrambi sono chiamati ad affrontare infatti spesso implicano che fisici e astronomi camminino fianco a fianco. Il fisico infatti trova nello spazio la possibilità di studiare fenomeni non riproducibili sulla terra, che gli danno l'opportunità di formulare teorie più accurate sula struttura della materia.
Quanto raggiunge Barrow l'obiettivo di farsi capire da un non specialista? Tanto più il lettore ha consuetudine con certi concetti fisici, tanto più è alta la comprensione dei temi proposti da Barrow. Ma attenzione: i due libri sono comunque divulgativi, e chi è digiuno di fisica potrebbe, per la prima volta, accostarsi con relativa facilità a questa branca della scienza.
Piero Giuseppe Goletto