Recensione de "I sommozzatori del Passato"
Ferruccio Bono
I SOMMOZZATORI DEL PASSATO
Editore Campanotto, Pasian di Prato (UD) 2006
Pag. 156, € 10,00
Ferruccio Bono esordisce con questo libro nel campo della letteratura per ragazzi, e lo fa con l’importante tema della memoria. Essa riveste il duplice aspetto di memoria individuale, con il quale ciascuno di noi può dire “Io” (io ho tali origini, questi sono i ricordi in cui affonda la mia esistenza come persona) e l’altro non meno fondamentale di memoria sociale (attraverso il quale l’Io può affermare l’appartenenza ad un popolo, ad una classe sociale, ad un gruppo: alla collettività di cui, nello splendore e nelle miserie, condivide il passato ed il presente). Sono le due componenti del nostro essere: il “dentro” ed il “fuori”, che scandiscono l’ondeggiare del nostro agire psichico nel mondo della realtà effettuale.
Ferruccio Bono è cuneese, e va detto che la nostra provincia vanta un’invidiabile tradizione in questo senso. Per fare solo qualche esempio, Cesare Pavese ha non solo scritto alcuni capolavori basati sulla memoria (come Il carcere, La casa in collina e La luna e i falò), ma ha fondato tutta la sua teoria del mito sul ricordo di certi momenti estatici che hanno impressionato il bambino e ne hanno determinato la vita futura. Su questo assunto è costruito il libro che fu più caro a Pavese, i Dialoghi con Leucò. Anche Lalla Romano dedica alla memoria alcune delle sue opere più personali: La penombra che abbiamo attraversato (l’infanzia nella provincia di Cuneo e la morte della madre), Le parole tra noi leggere (i rapporti con il figlio che diventando adulto si stacca da lei), ed il libro autobiografico
Una giovinezza inventata. Si possono ancora citare gran parte dell’opera narrativa di Beppe Fenoglio, da Primavera di bellezza ai 23 giorni della città di Alba, al Partigiano Johnny. Nonché le ricerche di Nuto Revelli sulle condizioni di vita nelle vallate cuneesi e la ritirata degli alpini dal fronte russo nell’ultimo conflitto mondiale.
Ferruccio Bono tratta il tema della memoria sotto un profilo particolare, che non è quello della memoria attiva, dei ricordi consapevoli o della memoria collettiva conservata, bensì del loro opposto: la dimenticanza, l’oblio, l’assenza, il buco nero in cui i fatti del passato sono stati assorbiti ed hanno cessato di esistere per la nostra coscienza. Indirizzandosi al pubblico giovanile della scuola media, il genere narrativo in cui sceglie di esprimersi è la fiction fantascientifica.
Lo fa con un bel garbo discorsivo, e con intelligente attenzione alla psicologia del pre-adolescente, notoriamente assetato d’azione, di movimento, di novità e colpi di scena. Gli avvenimenti incalzano, dando al giovane il senso dell’avventura, della novità e dell’anticonformismo. È una modalità narrativa che stimola l’immaginazione, e costituisce un imput a trovare soluzioni nuove e più progredite da applicare alla convivenza sociale. Lo scenario è il cosmo.
Una ragazza ed un ragazzo, figlio del direttore di un centro spaziale, salgono su un’astronave e ne simulano la partenza. Ma il razzo parte davvero e i due giovani si trovano su un lontano pianeta molto avanzato tecnologicamente, i cui abitanti conoscono però soltanto la dimensione del presente. Il passato è cancellato volutamente dalla loro memoria. Sul pianeta Aster 3 esiste solo un esasperato qui-e-ora, che viene rinnovato incessantemente dal continuo progresso tecnico. Il tempo è quello futuro dell’anno 6055. Sul pianeta la vita sembra facile, confortata da macchinari modernissimi e sotto l’impronta della razionalità. Ma tutto ciò che non è attuale cade nel dimenticatoio. I cittadini sono così privati non solo delle proprie radici storiche, ma anche della memoria che riguarda le emozioni personali. I fatti che non siano esclusivamente attuali scompaiono dalla coscienza e non vengono più percepiti. Non si ricordano neppure le cose più recenti della vita quotidiana, come un volto o un indirizzo.
Con questa felice metafora Bono tratteggia una delle forme dell’alienazione contemporanea, per nulla fantascientifica, che riguarda soprattutto le giovani generazioni. Ne I sommozzatori del passato, contrariamente a quanto sta accadendo oggi sul pianeta Terra, vi sarà un lieto fine. La memoria individuale e collettiva verrà faticosamente ricuperata, e questa è un’indicazione pratica che riguarda ciascuno di noi, giovane o adulto che sia. Affinché ciò si verifichi anche qui, sarà necessario uno sforzo cosciente e generale: la memoria dimenticata oppone molta resistenza a uscire dall’oblio.
In definitiva il tema affrontato da Bono riguarda la formazione di ciò che Jung ha definito l’Ombra, il luogo della mente dove nascondiamo le risonanze emotive dei fatti che ci hanno angosciato. Dimenticandole, cercando disperatamente di nasconderle alla nostra coscienza, non facciamo che rafforzarle. Esse si ritorcono contro di noi con la potenza dell’irrazionalità. Occultando il nostro passato, non facciamo altro che ripetere il male che esso ha contenuto. Così gli errori non vengono riconosciuti. Il rischio è che essi si moltiplichino, diventando irreparabili. Proprio in ciò sta la difficoltà ad imparare le lezioni negative contenute nella Storia, e a porvi rimedio.
Luciano Jolly
Ferruccio Bono è cuneese, e va detto che la nostra provincia vanta un’invidiabile tradizione in questo senso. Per fare solo qualche esempio, Cesare Pavese ha non solo scritto alcuni capolavori basati sulla memoria (come Il carcere, La casa in collina e La luna e i falò), ma ha fondato tutta la sua teoria del mito sul ricordo di certi momenti estatici che hanno impressionato il bambino e ne hanno determinato la vita futura. Su questo assunto è costruito il libro che fu più caro a Pavese, i Dialoghi con Leucò. Anche Lalla Romano dedica alla memoria alcune delle sue opere più personali: La penombra che abbiamo attraversato (l’infanzia nella provincia di Cuneo e la morte della madre), Le parole tra noi leggere (i rapporti con il figlio che diventando adulto si stacca da lei), ed il libro autobiografico
Una giovinezza inventata. Si possono ancora citare gran parte dell’opera narrativa di Beppe Fenoglio, da Primavera di bellezza ai 23 giorni della città di Alba, al Partigiano Johnny. Nonché le ricerche di Nuto Revelli sulle condizioni di vita nelle vallate cuneesi e la ritirata degli alpini dal fronte russo nell’ultimo conflitto mondiale.
Ferruccio Bono tratta il tema della memoria sotto un profilo particolare, che non è quello della memoria attiva, dei ricordi consapevoli o della memoria collettiva conservata, bensì del loro opposto: la dimenticanza, l’oblio, l’assenza, il buco nero in cui i fatti del passato sono stati assorbiti ed hanno cessato di esistere per la nostra coscienza. Indirizzandosi al pubblico giovanile della scuola media, il genere narrativo in cui sceglie di esprimersi è la fiction fantascientifica.
Lo fa con un bel garbo discorsivo, e con intelligente attenzione alla psicologia del pre-adolescente, notoriamente assetato d’azione, di movimento, di novità e colpi di scena. Gli avvenimenti incalzano, dando al giovane il senso dell’avventura, della novità e dell’anticonformismo. È una modalità narrativa che stimola l’immaginazione, e costituisce un imput a trovare soluzioni nuove e più progredite da applicare alla convivenza sociale. Lo scenario è il cosmo.
Una ragazza ed un ragazzo, figlio del direttore di un centro spaziale, salgono su un’astronave e ne simulano la partenza. Ma il razzo parte davvero e i due giovani si trovano su un lontano pianeta molto avanzato tecnologicamente, i cui abitanti conoscono però soltanto la dimensione del presente. Il passato è cancellato volutamente dalla loro memoria. Sul pianeta Aster 3 esiste solo un esasperato qui-e-ora, che viene rinnovato incessantemente dal continuo progresso tecnico. Il tempo è quello futuro dell’anno 6055. Sul pianeta la vita sembra facile, confortata da macchinari modernissimi e sotto l’impronta della razionalità. Ma tutto ciò che non è attuale cade nel dimenticatoio. I cittadini sono così privati non solo delle proprie radici storiche, ma anche della memoria che riguarda le emozioni personali. I fatti che non siano esclusivamente attuali scompaiono dalla coscienza e non vengono più percepiti. Non si ricordano neppure le cose più recenti della vita quotidiana, come un volto o un indirizzo.
Con questa felice metafora Bono tratteggia una delle forme dell’alienazione contemporanea, per nulla fantascientifica, che riguarda soprattutto le giovani generazioni. Ne I sommozzatori del passato, contrariamente a quanto sta accadendo oggi sul pianeta Terra, vi sarà un lieto fine. La memoria individuale e collettiva verrà faticosamente ricuperata, e questa è un’indicazione pratica che riguarda ciascuno di noi, giovane o adulto che sia. Affinché ciò si verifichi anche qui, sarà necessario uno sforzo cosciente e generale: la memoria dimenticata oppone molta resistenza a uscire dall’oblio.
In definitiva il tema affrontato da Bono riguarda la formazione di ciò che Jung ha definito l’Ombra, il luogo della mente dove nascondiamo le risonanze emotive dei fatti che ci hanno angosciato. Dimenticandole, cercando disperatamente di nasconderle alla nostra coscienza, non facciamo che rafforzarle. Esse si ritorcono contro di noi con la potenza dell’irrazionalità. Occultando il nostro passato, non facciamo altro che ripetere il male che esso ha contenuto. Così gli errori non vengono riconosciuti. Il rischio è che essi si moltiplichino, diventando irreparabili. Proprio in ciò sta la difficoltà ad imparare le lezioni negative contenute nella Storia, e a porvi rimedio.
Luciano Jolly