Recensione di "Rosso sangue 68" di Beppe Mariano
Beppe Mariano
Rosso sangue 68
Editrice Esperienze, Fossano 2002
Pagg. 62, € 4,00.
Nelle Cinque difficoltà per chi scrive la verità, Bertolt Brecht fece l’elogio del romanzo giallo, dicendo che poteva contribuire alla conoscenza della realtà sociale, di fronte ad una letteratura borghese desiderosa soltanto di nasconderla. Beppe Mariano, con il suo racconto Rosso sangue 68, si avvicina a tale impostazione. Data la brevità del testo, l’autore non può spiegare tutta la complessità della situazione italiana degli anni 1970. Ce ne ricorda però alcune caratteristiche. Questo è sufficiente perché il racconto di un duplice assassinio acquisti un sapore del tutto nuovo, aprendo di colpo una prospettiva inedita sui rapporti tra letteratura e realtà.
Come si conviene a questa impostazione, il linguaggio di Mariano è veloce, ellittico, incurante di particolari ingombranti che distoglierebbero l’attenzione del lettore da ciò che importa . Il suo “stile” non si discosta molto dalla lingua parlata tutti i giorni. Eppure ci sono in esso delle invenzioni, delle deviazioni dall’uso comune della lingua, che introducono un piglio inatteso nell’arte di raccontare. Il risultato è quello di un equilibrio tra nitidezza e creatività, che rende la sua scrittura in grado di soddisfare le attese estetiche del lettore.
Mariano va all’essenziale, che per lui è allargare i contorni di una vicenda privata e portarla in una sfera più generale, fino a tracciare il profilo di un mondo che sta per scivolare, sotto il pretesto della passione politica, nella ferocia degli anni di piombo, della lotta armata, del terrorismo.
Con Rosso sangue 68, Mariano esce dagli schemi della narrativa poliziesca tradizionale e propone una complessità più vasta al tema del mistero. La speranza è che il suo esempio sia seguito da altri scrittori, per dare vita ad una scuola letteraria non retorica, non accademica, non di pura evasione, che sappia contrastare l’alienazione, anche culturale, che impera nel mondo in cui viviamo.
Nella letteratura gialla il movente che spinge all’assassinio è legato quasi sempre a questioni di denaro, di eredità o di proprietà che costituiscono il tessuto connettivo della società attuale. Oppure riguarda alcuni sentimenti inferiori come l’avidità, la gelosia, la vendetta, la rivalità, insomma quel pullulare di emozioni malsane che, spesso senza controllo, crescono nel verminaio del cuore dell’uomo moderno che borghese è, o fa di tutto per diventarlo, come dimostra la cronaca nera dei nostri tempi. In Rosso sangue 68 si aggiunge il movente della ferocia politica. Essa scuote un ambiente provinciale che fino allora aveva fatto del quieto vivere, dell’abitudine al piccolo pettegolezzo ed all’inerzia morale, la propria bandiera.
L’intreccio di un giallo, per definizione, non si racconta. Qui il compito del recensore è piuttosto quello di mettere in risalto l’irruzione, nel sjužet di Rosso sangue 68, della questione sociale con il suo corredo di scioperi, volantini, riunioni politiche, attività di opposizione che prefigurano la lotta armata degli anni di piombo. È la peculiarità del racconto di Beppe Mariano: far uscire il giallo dai suoi confini di vicenda meramente privata - che si esaurisce nel ristretto giro di pochi individui - per dargli un respiro più vasto, di vita sociale, di fatti che riguardano l’intera collettività e l’epoca storica in cui hanno luogo. Il lettore ne ricava un allargamento di prospettiva e la comprensione che le relazioni tra individui, come quelle che sperimentiamo ogni giorno nella nostra cerchia ristretta, non sono mai staccate dal contesto, dalla situazione sociale che le circonda, e che spesso le condiziona o le determina.
Il racconto di Mariano è di quelli che si divorano in un soffio: si ha l’impazienza di arrivare alla fine, di sapere, di partecipare. Rimane una constatazione amara: le iniziative dei singoli personaggi e dei gruppi, anche quelle politiche, si decompongono. Subiscono un processo di degradazione che rende vano l’affermarsi di un modo nuovo d’intendere la Storia umana. Le mode politiche passano e scompaiono. Ciò che resta è invece l’inerzia del mondo provinciale in cui si svolgono i delitti, ciò che lascia supporre che vi saranno altri delitti analoghi, monotonamente eguali, ripetitivi, perché vi sarà sempre questo mondo di persone che osserva senza intervenire, giudica senza fare: è la massa indifferente al divenire storico, sempre vischiosa, inerte, una palla al piede di ogni progresso nelle relazioni tra gli uomini. Questo non-fare – parodia del più celebre non-fare taoista – è lo sfondo ed il complemento, che si presume innocente, dei fatti delittuosi, atroci e reali, che si verificano sotto i nostri occhi tutti i giorni della nostra vita.
Rosso sangue 68 è un racconto breve e avvincente. Rimane il rimpianto che non ne sia nato un romanzo di più vasta portata, che analizzasse nei particolari che cosa fu nelle fabbriche e nelle scuole, anche in provincia, il fenomeno del ’68 con il suo potenziale di creatività e voglia di rapporti sociali nuovi. Questo vasto desiderio di trasformazione, di slancio inventivo, fu soffocato proprio dalla “maggioranza silenziosa”, da quella massa passiva il cui scopo è soprattutto conservare, imbrigliare, mantenere. Se un romanzo del genere dovesse nascere, magari ad opera dello stesso Mariano, sarebbe forse un esempio pratico di ciò che Gramsci intendeva dire, quando parlava di letteratura nazional-popolare.
Luciano Jolly
Come si conviene a questa impostazione, il linguaggio di Mariano è veloce, ellittico, incurante di particolari ingombranti che distoglierebbero l’attenzione del lettore da ciò che importa . Il suo “stile” non si discosta molto dalla lingua parlata tutti i giorni. Eppure ci sono in esso delle invenzioni, delle deviazioni dall’uso comune della lingua, che introducono un piglio inatteso nell’arte di raccontare. Il risultato è quello di un equilibrio tra nitidezza e creatività, che rende la sua scrittura in grado di soddisfare le attese estetiche del lettore.
Mariano va all’essenziale, che per lui è allargare i contorni di una vicenda privata e portarla in una sfera più generale, fino a tracciare il profilo di un mondo che sta per scivolare, sotto il pretesto della passione politica, nella ferocia degli anni di piombo, della lotta armata, del terrorismo.
Con Rosso sangue 68, Mariano esce dagli schemi della narrativa poliziesca tradizionale e propone una complessità più vasta al tema del mistero. La speranza è che il suo esempio sia seguito da altri scrittori, per dare vita ad una scuola letteraria non retorica, non accademica, non di pura evasione, che sappia contrastare l’alienazione, anche culturale, che impera nel mondo in cui viviamo.
Nella letteratura gialla il movente che spinge all’assassinio è legato quasi sempre a questioni di denaro, di eredità o di proprietà che costituiscono il tessuto connettivo della società attuale. Oppure riguarda alcuni sentimenti inferiori come l’avidità, la gelosia, la vendetta, la rivalità, insomma quel pullulare di emozioni malsane che, spesso senza controllo, crescono nel verminaio del cuore dell’uomo moderno che borghese è, o fa di tutto per diventarlo, come dimostra la cronaca nera dei nostri tempi. In Rosso sangue 68 si aggiunge il movente della ferocia politica. Essa scuote un ambiente provinciale che fino allora aveva fatto del quieto vivere, dell’abitudine al piccolo pettegolezzo ed all’inerzia morale, la propria bandiera.
L’intreccio di un giallo, per definizione, non si racconta. Qui il compito del recensore è piuttosto quello di mettere in risalto l’irruzione, nel sjužet di Rosso sangue 68, della questione sociale con il suo corredo di scioperi, volantini, riunioni politiche, attività di opposizione che prefigurano la lotta armata degli anni di piombo. È la peculiarità del racconto di Beppe Mariano: far uscire il giallo dai suoi confini di vicenda meramente privata - che si esaurisce nel ristretto giro di pochi individui - per dargli un respiro più vasto, di vita sociale, di fatti che riguardano l’intera collettività e l’epoca storica in cui hanno luogo. Il lettore ne ricava un allargamento di prospettiva e la comprensione che le relazioni tra individui, come quelle che sperimentiamo ogni giorno nella nostra cerchia ristretta, non sono mai staccate dal contesto, dalla situazione sociale che le circonda, e che spesso le condiziona o le determina.
Il racconto di Mariano è di quelli che si divorano in un soffio: si ha l’impazienza di arrivare alla fine, di sapere, di partecipare. Rimane una constatazione amara: le iniziative dei singoli personaggi e dei gruppi, anche quelle politiche, si decompongono. Subiscono un processo di degradazione che rende vano l’affermarsi di un modo nuovo d’intendere la Storia umana. Le mode politiche passano e scompaiono. Ciò che resta è invece l’inerzia del mondo provinciale in cui si svolgono i delitti, ciò che lascia supporre che vi saranno altri delitti analoghi, monotonamente eguali, ripetitivi, perché vi sarà sempre questo mondo di persone che osserva senza intervenire, giudica senza fare: è la massa indifferente al divenire storico, sempre vischiosa, inerte, una palla al piede di ogni progresso nelle relazioni tra gli uomini. Questo non-fare – parodia del più celebre non-fare taoista – è lo sfondo ed il complemento, che si presume innocente, dei fatti delittuosi, atroci e reali, che si verificano sotto i nostri occhi tutti i giorni della nostra vita.
Rosso sangue 68 è un racconto breve e avvincente. Rimane il rimpianto che non ne sia nato un romanzo di più vasta portata, che analizzasse nei particolari che cosa fu nelle fabbriche e nelle scuole, anche in provincia, il fenomeno del ’68 con il suo potenziale di creatività e voglia di rapporti sociali nuovi. Questo vasto desiderio di trasformazione, di slancio inventivo, fu soffocato proprio dalla “maggioranza silenziosa”, da quella massa passiva il cui scopo è soprattutto conservare, imbrigliare, mantenere. Se un romanzo del genere dovesse nascere, magari ad opera dello stesso Mariano, sarebbe forse un esempio pratico di ciò che Gramsci intendeva dire, quando parlava di letteratura nazional-popolare.
Luciano Jolly