La poetica di Luciano Jolly
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L’articolo sulla “poetica” che ho ricevuto da Sergio Gallo (lo pregherò di inviarlo a ciascuno di voi) è una buona occasione per iniziare un dibattito su ciò che intendiamo per poesia nel mondo moderno.
Ho inserito di proposito questa aggettivazione, “mondo moderno”, perché il contesto in cui oggi opera il poeta mi appare il contrario della poesia. (Per evitare ripetizioni, vi prego di confrontare lo studio sul contesto nel capitolo iniziale de “La Pelle illuminata”). Aggiungo solo che l’uomo vive nel contesto, lo assorbe, succhia il contesto come un acido latte materno.
Il mondo attuale mi appare infatti come il regno della Prosa (cfr. La “Lettera ai poeti futuri” che potete trovare su Parole di Seta).
La vita ordinaria è prosaica, nel senso che sottostà alle leggi dell’utilitarismo. Tutto è vendibile e comprabile, compresa la coscienza degli uomini eterodiretti. Si può comprare o prendere in affitto il loro modo di pensare e di orientarsi nella vita. Gli avvenimenti sono prevedibili: le guerre si ripetono, le reazioni del cuore sono sempre quelle e in definitiva tutto diventa monotono. Sento la vita attuale come meccanica, priva di una libertà più alta, fatta di abitudini che portano le collettività e gli individui lontani da se stessi.
Le persone sono invitate a volgere lo sguardo altrove da sé, verso il mondo degli oggetti utili (o inutili). “Guardarsi dentro” incute paura. Il rischio dell’essere umano è di trasformarsi progressivamente in robot. Adesso la poesia è per me il contrario di tutto questo. E’ gentilezza, senso del bello, movimento, consapevolezza delle numerose forme assunte dalla verità, profondità, essenza, invenzione, salto nell’imprevisto, gioco, regno dell’intuizione.
Alla poesia chiedo di essere sintetica, le chiedo di dire molto (circa la natura umana) in poche parole. L’essenza delle cose è come un corto-circuito, non ha bisogno di lunghi discorsi. La brevità è la forza della poesia, il suo tratto caratteristico, il suo fascino personale. La poesia è un lampo che rischiara e dura pochi secondi lasciando effetti durevoli.
Per realizzare ciò, il poeta ha bisogno di un alto grado di conoscenza. Di che cosa? Per esempio dell’origine storica della forma dei suoi versi (Storia della Letteratura). Conoscere in quale modo è possibile comporli (Retorica). Sapere chi è l’uomo che fa il poeta (Terapia personale, cfr. l’Albero della Letteratura su www.jollymass.org alla voce Siddh-Arte). Imparare la complessità del mondo e delle leggi che lo governano (Sociologia, Economia politica).
Il poeta ha la responsabilità d’informare gli altri circa la propria visione delle cose, affinché il lettore possa orientarsi nel casino generale del mondo. Poiché la poesia è una forma di comunicazione, non sarebbe male se chi scrive avesse un’idea di che cosa sono i rapporti e le relazioni corrette, in modo che il lettore possa trarne qualche utilità. La poesia ha un suo lato pedagogico.
La poesia non è da prendere oggi molto sul serio. Ha una portata limitatissima. Il ruolo del poeta nella società è del tutto marginale.
Infine lo sguardo del poeta dovrebbe essere ampio, a 360 gradi intorno a sé. La globalizzazione economica ha modificato il nostro modo di percepire la realtà. Parlare soltanto di Langhe, o di me, non è più all’altezza dei tempi.
Lucano Jolly
Ho inserito di proposito questa aggettivazione, “mondo moderno”, perché il contesto in cui oggi opera il poeta mi appare il contrario della poesia. (Per evitare ripetizioni, vi prego di confrontare lo studio sul contesto nel capitolo iniziale de “La Pelle illuminata”). Aggiungo solo che l’uomo vive nel contesto, lo assorbe, succhia il contesto come un acido latte materno.
Il mondo attuale mi appare infatti come il regno della Prosa (cfr. La “Lettera ai poeti futuri” che potete trovare su Parole di Seta).
La vita ordinaria è prosaica, nel senso che sottostà alle leggi dell’utilitarismo. Tutto è vendibile e comprabile, compresa la coscienza degli uomini eterodiretti. Si può comprare o prendere in affitto il loro modo di pensare e di orientarsi nella vita. Gli avvenimenti sono prevedibili: le guerre si ripetono, le reazioni del cuore sono sempre quelle e in definitiva tutto diventa monotono. Sento la vita attuale come meccanica, priva di una libertà più alta, fatta di abitudini che portano le collettività e gli individui lontani da se stessi.
Le persone sono invitate a volgere lo sguardo altrove da sé, verso il mondo degli oggetti utili (o inutili). “Guardarsi dentro” incute paura. Il rischio dell’essere umano è di trasformarsi progressivamente in robot. Adesso la poesia è per me il contrario di tutto questo. E’ gentilezza, senso del bello, movimento, consapevolezza delle numerose forme assunte dalla verità, profondità, essenza, invenzione, salto nell’imprevisto, gioco, regno dell’intuizione.
Alla poesia chiedo di essere sintetica, le chiedo di dire molto (circa la natura umana) in poche parole. L’essenza delle cose è come un corto-circuito, non ha bisogno di lunghi discorsi. La brevità è la forza della poesia, il suo tratto caratteristico, il suo fascino personale. La poesia è un lampo che rischiara e dura pochi secondi lasciando effetti durevoli.
Per realizzare ciò, il poeta ha bisogno di un alto grado di conoscenza. Di che cosa? Per esempio dell’origine storica della forma dei suoi versi (Storia della Letteratura). Conoscere in quale modo è possibile comporli (Retorica). Sapere chi è l’uomo che fa il poeta (Terapia personale, cfr. l’Albero della Letteratura su www.jollymass.org alla voce Siddh-Arte). Imparare la complessità del mondo e delle leggi che lo governano (Sociologia, Economia politica).
Il poeta ha la responsabilità d’informare gli altri circa la propria visione delle cose, affinché il lettore possa orientarsi nel casino generale del mondo. Poiché la poesia è una forma di comunicazione, non sarebbe male se chi scrive avesse un’idea di che cosa sono i rapporti e le relazioni corrette, in modo che il lettore possa trarne qualche utilità. La poesia ha un suo lato pedagogico.
La poesia non è da prendere oggi molto sul serio. Ha una portata limitatissima. Il ruolo del poeta nella società è del tutto marginale.
Infine lo sguardo del poeta dovrebbe essere ampio, a 360 gradi intorno a sé. La globalizzazione economica ha modificato il nostro modo di percepire la realtà. Parlare soltanto di Langhe, o di me, non è più all’altezza dei tempi.
Lucano Jolly